Carrello della spesa in forte aumento e prezzi riconosciuti agli agricoltori in calo. È il quadro denunciato da Cia Lazio, che mette a confronto l’andamento dei prezzi al consumo con gli ultimi dati Ismea di settembre 2026 sui prezzi all’origine e torna a chiedere interventi strutturali lungo la filiera agroalimentare.
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Secondo l’organizzazione, negli ultimi cinque anni il costo del carrello della spesa sarebbe aumentato di quasi il 30%, mentre l’indice generale dei prezzi agricoli alla produzione registra una flessione media del 3,5%. Una forbice che, per Cia Lazio, sta comprimendo sempre più i margini delle aziende agricole.
Tra i comparti maggiormente interessati viene indicato quello dell’olio d’oliva: a fronte di aumenti al consumo che, secondo Cia, sfiorano il 50% dal 2021, i prezzi riconosciuti agli olivicoltori avrebbero registrato nell’ultimo anno un calo del 42%.
Criticità anche nella zootecnia, dove l’indice degli allevamenti viene indicato in diminuzione dell’8,7%, con flessioni del 14% per il comparto suinicolo e del 13,8% per il latte bovino. Sul fronte dei cereali, invece, Cia Lazio segnala quotazioni del grano stagnanti o in calo dell’1,6%, a fronte di prezzi al consumo ancora elevati per pane, pasta e prodotti da forno.
L’unica eccezione evidenziata dall’organizzazione riguarda l’ortofrutta, con un aumento del 44,2% dei prezzi all’origine. Un dato che Cia collega però alla riduzione delle produzioni provocata da siccità ed eventi climatici estremi.
«Gli agricoltori stanno assorbendo l’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti, i danni dei cambiamenti climatici e le gravi crisi sanitarie come la PSA e la Blue tongue, senza poter scaricare un solo centesimo sul prezzo di vendita», dichiara il presidente di Cia Lazio Sergio Del Gelsomino. «Il profitto resta tutto intrappolato nella fase della trasformazione e della Grande Distribuzione».
Cia Lazio lega inoltre i primi interventi annunciati dal Governo alla mobilitazione nazionale “I conti non tornano”, che ha portato agricoltori da tutta Italia in presidio a Montecitorio. «Se il Governo ha finalmente messo in campo i primi, urgenti interventi per il comparto, questo è anche il frutto della nostra mobilitazione», afferma Del Gelsomino.
«Questo è un altro importante risultato targato Cia, ma non ci fermeremo qui e la nostra protesta proseguirà anche in Europa», prosegue il presidente regionale, confermando la disponibilità dell’organizzazione a confrontarsi con le altre associazioni di categoria e con l’assessore regionale Giancarlo Righini nell’ambito del tavolo verde.
Per Cia Lazio, tuttavia, le misure emergenziali non sono sufficienti. «Le misure emergenziali sono un cerotto, ora servono cure strutturali. Chiediamo al Governo nazionale e alla Regione Lazio di intervenire con decisione sulle pratiche sleali e per riequilibrare il valore lungo la catena di approvvigionamento», conclude Del Gelsomino. «Le imprese agricole non possono continuare a fare da ammortizzatore sociale ed economico per l’intero Paese. Senza un reddito dignitoso per chi produce il cibo, le aziende chiudono. E se l’agricoltura arretra, perde l’intero territorio laziale».






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