Ci sono territori che raccontano la propria storia attraverso i paesaggi, altri che la custodiscono nei sapori, nelle tradizioni e nel lavoro di chi, generazione dopo generazione, continua a valorizzarne le eccellenze. Ecco, è forse proprio questo il tratto distintivo di Marco Carpineti e della sua azienda vinicola: l’aver saputo far convivere la bellezza di un paesaggio mozzafiato con la ricchezza dei sapori e un’attenzione costante alla qualità, facendo di queste due anime un unico grande racconto del territorio. Dietro ogni prodotto di qualità, ogni bottiglia di buon vino e ogni alimento che arriva sulle nostre tavole, esiste una responsabilità che non può essere trascurata, quella relativa alla sicurezza alimentare. Un tema più che mai centrale, in un’epoca in cui la consapevolezza di ciò che mangiamo dovrebbe procedere di pari passo con il piacere della buona tavola. È da questa riflessione che ha preso forma “Territori di gusto e sicurezza alimentare”, il seminario ospitato nella mattinata di oggi, martedì 27 ottobre, presso Carpineti Terrae, a Cori, cornice in cui la cultura enogastronomica ha incontrato l’identità e la vocazione produttiva del territorio lepino.
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Quella di oggi non è stata soltanto un’occasione di confronto tra esperti e rappresentanti delle istituzioni, ma un appuntamento capace di restituire al cibo il valore che gli appartiene, ben oltre il semplice dato consumistico. Parlare di alimentazione significa infatti affrontare questioni che riguardano direttamente la salute, la prevenzione, la sostenibilità e la tutela del consumatore, come significa anche interrogarsi sulla provenienza delle materie prime, sulla trasparenza delle filiere, sulla corretta conservazione degli alimenti e sull’importanza di compiere scelte quotidiane sempre più informate. La qualità non dovrebbe essere soltanto qualcosa capace di rendere giustizia al palato, ma una garanzia da ricercare lungo l’intero percorso che conduce un prodotto dalla terra alla nostra tavola. L’iniziativa si inserisce nel progetto promosso da CODICI Lazio, in collaborazione con CODICI Cultura, cofinanziato dalla Camera di Commercio Frosinone Latina, con il patrocinio della Regione Lazio e con il contributo tecnico della Fondazione Dieta Mediterranea. Ad aprire il seminario è stata Marica Iuculano, presidente di CODICI Cultura, che ha introdotto il progetto e le sue finalità. Un percorso pensato per avvicinare cittadini, famiglie e consumatori alle eccellenze agroalimentari delle province di Latina e Frosinone, questo attraverso visite nei luoghi di produzione e degustazioni guidate. Una formula che affianca alla conoscenza teorica l’esperienza diretta.
A dare spessore al confronto è stata una pluralità di voci e competenze, coordinate dal giornalista Simone Di Giulio, moderatore dell’incontro. Tra i saluti e gli interventi istituzionali, quelli di Antonio Bottoni, segretario provinciale di CODICI Latina, e Ivano Giacomelli, segretario nazionale di CODICI e Marica Iuculano, presidente di CODICI Cultura. Tra i partecipanti all’appuntamento anche il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, a testimonianza di un interesse che supera i confini comunali e coinvolge più realtà dell’intera provincia. Particolarmente significativo il contributo delle professionalità chiamate ad approfondire il rapporto tra alimentazione, salute e prevenzione. Roberto Volpe, del CNR e della Fondazione Dieta Mediterranea, ha portato nel programma la prospettiva scientifica legata alla nutrizione, mentre Maria Luisa Conza, biologa nutrizionista, ha rappresentato il tavolo tecnico sulla sicurezza nutrizionale anche in gravidanza. Accanto a loro Luigi Lombardi, dell’Associazione Cuochi Latina e docente dell’IPSEOA “A. Celletti” di Formia, ha offerto il punto di vista del mondo della ristorazione e della formazione professionale, settori nei quali la corretta gestione degli alimenti assume un’importanza imprescindibile. Il programma ha coinvolto anche Danilo Ceirani, esperto di sicurezza alimentare con esperienza presso Findus e Algida, e Ferdinando Arganese, generale ispettore in ausiliaria della Medicina Aeronautica e Spaziale. A completare il quadro, gli interventi di Fiamma Valentino, del MASE, e Matteo Malorgio, del MASE, AT Sogesid, con un contributo congiunto dedicato a Made Green in Italy e VIVA, strumenti e iniziative legati alla sostenibilità delle produzioni.
Un insieme di competenze differenti, accomunate dalla necessità di considerare la sicurezza alimentare non come un argomento riservato agli addetti ai lavori, ma come un patrimonio di conoscenze che dovrebbe appartenere a ogni consumatore. In questo contesto, particolare attenzione è stata riservata anche alla cosiddetta Dieta Mediterranea, espressione di un patrimonio culturale e alimentare che trova proprio nelle produzioni locali una delle sue manifestazioni più autentiche. Non un rigido insieme di rinunce, ma un modello fondato sull’equilibrio, sulla varietà, sulla stagionalità e sulla convivialità. Un approccio che invita a riscoprire il valore di cereali, legumi, ortaggi, frutta e olio extravergine di oliva, senza dimenticare l’importanza delle corrette abitudini alimentari e della riduzione degli sprechi. È anche qui che il concetto di sostenibilità assume un significato concreto. Occorre scegliere con consapevolezza, conoscere ciò che si acquista e riconoscere il lavoro che si cela dietro le produzioni del territorio. Non è mancato, naturalmente, il richiamo alla cultura dell’olio e dell’assaggio, affidato anche alla presenza di Antonella Simonetti, portavoce del presidente Luigi Centauri di CAPOL Latina, realtà impegnata nella valorizzazione dell’olivicoltura e della qualità dell’extravergine. Insomma, se il vino rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della tradizione enologica dei Lepini, l’olio ne accompagna da sempre la storia agricola e gastronomica. È stato infatti soprattutto nel passaggio dalla parola all’esperienza che la giornata ha trovato una delle sue espressioni più suggestive.
Al termine del seminario, i presenti hanno avuto l’opportunità di entrare nel cuore della realtà vitivinicola di Marco Carpineti, attraverso una visita guidata nella bottaia, uno degli ambienti più caratteristici e affascinanti della tenuta. Ad accogliere e accompagnare gli ospiti è stata Isabella Carpineti, che ha guidato i presenti alla scoperta degli spazi della struttura e delle diverse fasi della lavorazione del vino, offrendo loro l’opportunità di osservare da vicino anche il complesso e affascinante processo di imbottigliamento. Ma a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera è stata soprattutto la cornice che ha accolto l’intero incontro, svoltosi tra le braccia della roccia dell’antico vulcano laziale, come raccontato dalla stessa Carpineti. Un dettaglio sofisticato che richiama il rapporto profondo tra il paesaggio geologico e la vocazione vitivinicola di queste terre, dove la natura costituisce parte integrante della storia produttiva. In un luogo simile, il vino non appare più soltanto come il risultato di una lavorazione, ma come l’espressione stessa di un territorio. La visita ha rappresentato il naturale proseguimento di una mattinata costruita intorno al dialogo tra sapere scientifico, cultura alimentare e tradizione agricola. Il programma prevedeva inoltre un momento conviviale con pranzo e degustazione, pensato per accompagnare la scoperta delle eccellenze enogastronomiche locali, un’occasione per dare concretezza a quanto affrontato durante il seminario.
La sicurezza alimentare non si esaurisce nel rispetto delle norme, così come la qualità non può essere ridotta a una semplice questione di gusto. Conoscere un prodotto significa anche comprenderne l’origine, riconoscerne le peculiarità e apprezzare il tempo e il lavoro necessari a realizzarlo. Sono dimensioni che si intrecciano tra loro e che richiedono responsabilità e attenzione costante, tanto da parte di chi produce quanto di chi consuma. Dietro un vino, un olio o un prodotto della tradizione si nascondono competenze, scelte, controlli, persone e territori. Valorizzare le eccellenze locali significa custodirne i sapori, ma anche impegnarsi affinché possano continuare a essere sinonimo di autenticità e sicurezza. È così che la cultura del buon cibo comincia dalla consapevolezza, mentre il vero valore di un territorio si misura non soltanto in ciò che sa produrre, ma anche nella cura con cui sceglie di portare i suoi frutti sulle nostre tavole. Un valore che si esprime, soprattutto, nella capacità di guardare oltre ciò che abbiamo nel piatto e nel calice.
















