È nel pieno dell’Ottobre Rosa, dedicato alla prevenzione nella lotta contro il tumore al seno, e in una data particolarmente significativa come il 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale, che la comunità setina si è ritrovata per dibattere di una realtà ancora troppo nascosta nel silenzio. La nascita di un figlio viene spesso raccontata come uno dei momenti più felici nella vita di una donna, eppure, dietro quella felicità che tutti si aspettano, possono nascondersi fragilità, paure e una sofferenza difficile perfino da spiegare. La depressione post partum esiste e non dovrebbe mai essere accompagnata dalla vergogna di chiedere aiuto. È da questa consapevolezza che ha preso forma il convegno ospitato questo sabato al Museo Archeologico di Sezze, tra contributi professionali, riflessioni e una preziosa testimonianza diretta.
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Ciò che è emerso durante i vari interventi, è che non sempre diventare madre significa sentirsi immediatamente felici, serene o all’altezza delle aspettative. Esistono momenti in cui la stanchezza si intreccia alla solitudine, in cui le emozioni diventano difficili da afferrare e persino raccontare ciò che si prova richiede un coraggio enorme. Riconoscere questi segnali, rappresenta il primo passo per comprendere una condizione che merita attenzione, ascolto e cure adeguate. A promuovere l’iniziativa, le organizzatrici Claudia Rosella e Federica Lama, in collaborazione con l’Associazione Supernova e il C.I.F. Comunale di Sezze, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. Al centro del confronto, il desiderio di superare pregiudizi e luoghi comuni, offrendo alle donne e alle famiglie strumenti per riconoscere le difficoltà emotive e psicologiche che possono manifestarsi durante la gravidanza e dopo il parto.
A dare spessore e profondità all’incontro sono stati gli interventi della Dott.ssa Marina De Cupis, ginecologa, della Dott.ssa Liliana Salvati, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, e della Dott.ssa Gloria Giuriati, ostetrica. Tre prospettive professionali differenti, unite dall’attenzione verso la donna nella sua interezza, quindi non soltanto dal punto di vista fisico, ma abbracciata anche in quella dimensione emotiva e psicologica che troppo facilmente rischia di passare in secondo piano. Particolarmente significativo e toccante è stato poi il contributo di Valentina Leggeri, una neo-mamma che ha portato nella sala la propria testimonianza personale, dando voce a un’esperienza vissuta direttamente, suscitando profonda commozione tra tutti i presenti.
All’appuntamento sono intervenuti anche il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, e il vicesindaco e assessore Michela Capuccilli. Il primo cittadino ha sottolineato il valore culturale e sociale del confronto: «Un momento importante per tutta la comunità. Da questo convegno usciamo con una consapevolezza maggiore e qualche strumento in più per comprendere una realtà così delicata. È attraverso iniziative come questa che si cresce, non soltanto nella conoscenza, ma anche nella sensibilità verso gli altri. Un ringraziamento sincero alle organizzatrici e alle professioniste intervenute», ha dichiarato Lucidi. Una riflessione particolarmente sentita è arrivata anche da Michela Capuccilli, che ha richiamato l’attenzione sul peso delle parole e sulla responsabilità di chi accompagna una donna in questo momento di vulnerabilità: «Ci sono professioni che vanno oltre il lavoro e diventano vere missioni sociali. I consultori rappresentano un riferimento prezioso a disposizione di noi donne, che dobbiamo imparare a conoscere e valorizzare. Quando una donna attraversa un momento difficile, sapere cosa dire è importante, ma a volte lo è ancora di più saper ascoltare», ha osservato Capuccilli.
Il ruolo della famiglia, dei partner e della rete di sostegno sociale, sono tra gli aspetti centrali di un tema che non può essere considerato di responsabilità esclusivamente femminile ed esaurirsi in poche semplici battute. La depressione post partum non è una debolezza, né una colpa e non può essere affrontata lasciando una donna sola con il peso delle proprie emozioni e delle proprie inadeguatezze. Oggi, il convegno ha assunto un significato che va oltre il singolo appuntamento isolato, riportando al centro dell’intero intervento una domanda tanto semplice quanto spesso trascurata: Come sta davvero una donna dopo essere diventata madre?
La maternità non cancella le fragilità, non mette al riparo dalla sofferenza e non impone a nessuna donna di essere forte a ogni costo. È forse questo il messaggio più importante da portare a casa da questo pomeriggio. Nessuna madre dovrebbe sentirsi obbligata a nascondere il proprio dolore per corrispondere all’immagine di felicità che gli altri si aspettano. Parlare di depressione post partum significa fare spazio a ciò che non si vede, imparare ad ascoltare senza giudicare e ricordare che chiedere aiuto non toglie nulla all’amore di una madre.














