La tenuta della contabilità è uno degli obblighi previsti per chi esercita una attività commerciale disciplinato anche dall’articolo 2214 del Codice civile.
Per la trattazione dell’argomento odierno, con particolare riferimento al libro giornale, la norma impone l’annotazione di tutte le operazioni economiche e patrimoniali dell’attività svolta in regime di contabilità ordinaria. Le società di capitale non possono in alcun modo derogare al dispositivo di legge mentre le altre forme aziendali ne sono vincolate solo in caso di superamento della soglia reddituale prevista. Considerata la complessità dell’impianto contabile ordinario appare evidente la opportunità del regime fiscale forfettario o semplificato in assenza dei requisiti obbligatori. Il DPR 633\72 dall’art. 23 e segg dispone sui registri iva mentre il DPR 600\72 disciplina i regimi contabili, la modalità e conservazione. È un grave errore sminuire l’importanza del sistema contabile che riflette su valutazioni imprescindibili della azienda quali ad esempio le procedure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ad iniziare dalle procedure di sovra indebitamento oppure gli strumenti di regolazione della crisi e risanamento ed ancora le procedure liquidatorie. Le micro imprese costituiscono il tessuto produttivo del territorio e rappresentano circa il 95 per cento delle attività con oltre 7 milioni di occupati e di queste oltre 3 milioni hanno non più di tre addetti.
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Spesso, per limitare la responsabilità dei soci ai limiti della quota di capitale conferita, vengono costituite società SRL e SRLS quindi con personalità giuridica ed autonomia patrimoniale perfetta, se la contabilità ordinaria è attendibile. È molto elevato il rischio di rispondere personalmente qualora invece si rilevasse la irregolarità di conti specifici. Tra gli esempi più frequenti: un saldo cassa eccessivo e non coerente con la reale liquidità che presuppone prelievi dell’imprenditore o soci, non dichiarati, soprattutto se acconti di un utile non realizzato.
Pertanto, la decisione sulla tipologia del regime contabile e sulla forma aziendale è il passo iniziale fondamentale da valutare in ogni sua angolatura, considerando poi che il patrimonio personale può essere blindato e tutelato senza correre il rischio di subirne la perdita.
Ulteriore ambito che riflette la rilevanza cruciale della contabilità è quello riferito ai crediti deteriorati, non performing, che vedono le imprese indebitate in ambito finanziario. L’impresa deve quantificare l’esatto valore nominale contabile del suo debito al momento della cessione pro soluto tra la banca e la SPV, possibile solo attraverso l’analisi dei loro bilanci approvati dalla assemblea e depositati alla Camera di Commercio competente. Il bilancio d’esercizio rappresenta i saldi economici e patrimoniali della contabilità aziendale veritiera, trasparente e conforme alla legge come disposto dall’art. 2423 e segg del Codice Civile, in particolare i criteri di valutazione ed il Costo ammortizzato.
Inoltre, le banche applicano direttamente i principi contabili internazionali attuati con il D. Lgs 38/2005. Sta a significare che il saldo del credito (debito per l’impresa) corrisponde al valore nominale di cessione determinato al Costo ammortizzato quindi al netto dei pagamenti, rettifiche e perdite su crediti e da cessione. Mettere in risalto l’importanza dell’impianto normativo che disciplina la redazione dei bilanci consente di stabilire l’effettivo saldo del debito deteriorato e di includere le poste contabili totalmente ignorate in fase processuale o stragiudiziale e capaci di diminuire sensibilmente la somma dovuta. I principi contabili internazionali e nazionali costituiscono il quadro regolamentare su cui si fonda la disciplina civilistica ed il diritto unionale, necessari per poter difendere gli indebitati.




