Restano aperte ad Aprilia diverse questioni legate ai siti interessati negli anni da sversamenti di carburante e contaminazioni riconducibili alle condotte degli oleodotti che attraversano il territorio. A richiamare l’attenzione sul tema è Andrea Ragusa, che ricostruisce la situazione attraverso l’anagrafe regionale dei siti contaminati aggiornata al 2023 e gli atti comunali.
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Per anni le condotte sotterranee che trasportano carburante tra Gaeta e Pomezia sono state interessate da furti, perforazioni clandestine e allacci abusivi, con episodi che avrebbero provocato sversamenti nei terreni e la migrazione di idrocarburi verso le falde acquifere.
Secondo la ricostruzione proposta da Ragusa, alcuni procedimenti storici sarebbero stati formalmente archiviati negli ultimi anni, tra cui quelli relativi alla palina 899 di via Casale del Giglio, alla 884/b di via delle Cadute e alla 1189 di via delle Due Case. Resterebbe invece aperto il procedimento relativo alla palina 1001 di via Valbelviso, dove risulta approvato un piano di caratterizzazione dopo i monitoraggi ambientali.
Un quadro distinto riguarderebbe invece i siti nei quali gli interventi di risanamento e messa in sicurezza risulterebbero completati, ma ancora in attesa della certificazione definitiva da parte degli enti di controllo. È il caso, secondo la nota, della palina 972 di via del Genio Civile e della palina 914 di via Valtellina, a Campoverde.
Ragusa richiama inoltre altre aree per le quali sarebbero stati approvati progetti di bonifica, ma con matrici ambientali ancora classificate come contaminate: la palina 985 di via Fabio Filzi, la palina 891 e la palina CP-43 di via del Giglio.
Particolare attenzione viene riservata alla situazione di via dei Giardini, interessata dalle condotte in corrispondenza delle paline 996 e 999. Nella zona sarebbe stato aperto anche un fascicolo relativo a una nuova effrazione. Ragusa richiama inoltre una determina del Comune di Aprilia del 2 ottobre 2026 con la quale sarebbero stati prescritti ulteriori interventi di messa in sicurezza, tra cui l’isolamento superficiale mediante materassino bentonitico e soletta armata e la prosecuzione dell’emungimento delle acque sotterranee.
«In un territorio rurale a forte vocazione agricola, dove molti residenti dipendono ancora dai pozzi privati, il completamento di queste bonifiche e il conseguimento dei collaudi finali restano un presidio inderogabile per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica», sottolinea Andrea Ragusa.
La richiesta è quindi quella di mantenere alta l’attenzione sui procedimenti ancora aperti e sugli interventi che attendono la definitiva certificazione, affinché le operazioni di bonifica e messa in sicurezza possano essere portate a conclusione.






