È morto Tinto Brass, uno dei registi più celebri, controversi e anticonformisti del cinema italiano. Aveva 93 anni. Il cineasta si è spento questa mattina, mercoledì 4 novembre, intorno alle 10.30 a Roma. A comunicarne la scomparsa sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.
Leggi sullo stesso argomento
Morbillo, morto un bambino nello Stato di New York: è il primo decesso in oltre 30 anni
Madrid-Siviglia, FAST Confsal dopo la collisione: «Non fermarsi alla tesi dell’errore umano»
Omicidio Pasolini, nuovo fascicolo in Procura dopo l’esposto dell’avvocato Maccioni
Nato a Milano il 26 marzo 1933 con il nome di Giovanni Brass, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia del cinema, costruendo una carriera segnata dalla provocazione, dalla libertà espressiva e dal rifiuto delle convenzioni. Considerato il maestro del cinema erotico italiano, ha fatto della sensualità e della trasgressione i tratti distintivi della propria produzione artistica.
La sua carriera, tuttavia, non è stata soltanto erotismo. Dopo gli esordi negli anni Sessanta, Brass si è avvicinato al cinema sperimentale e alle avanguardie europee, distinguendosi per uno stile innovativo, caratterizzato da montaggi audaci, inquadrature insolite e una continua ricerca sul linguaggio cinematografico.
Tra le opere che hanno segnato il suo percorso figurano Col cuore in gola, Salon Kitty e Caligola, quest’ultimo diventato uno dei film più discussi della storia del cinema per le polemiche legate ai suoi contenuti espliciti. Negli anni Ottanta e Novanta il regista ha consolidato la propria notorietà con titoli come La chiave, Miranda, Paprika, Così fan tutte e Monella, opere che hanno contribuito a renderlo un punto di riferimento del cinema erotico.
Amato da una parte del pubblico e duramente criticato da un’altra, Brass ha sempre difeso la propria idea di cinema, rivendicando la libertà dell’autore di raccontare il corpo, il desiderio e la sessualità senza sottostare ai tabù della società. Una posizione che lo ha reso protagonista di numerosi dibattiti culturali e che ha accompagnato l’intera sua carriera.
Nel settembre scorso, in occasione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il suo Col cuore in gola era stato riproposto in versione restaurata e al regista era stato attribuito il Premio Pietro Bianchi, riconoscimento alla carriera assegnato dai giornalisti cinematografici italiani.
Con la morte di Tinto Brass scompare una delle figure più riconoscibili del cinema nazionale, un autore capace di dividere la critica e il pubblico, ma anche di lasciare un’impronta personale e inconfondibile nella storia della settima arte.




