Ci sono storie che si raccontano attraverso gli anni e altre che, invece, scelgono di raccontarsi attraverso le radici. A quasi settant’anni dalla nascita dell’Istituto San Benedetto-Einaudi-Mattei, il 3 novembre 1956, la scuola affida alla terra una nuova pagina della propria storia: venerdì 2 ottobre 2026 sono state messe a dimora le piante del suo primo oliveto. Alle spalle della nuova mensa scolastica, circa 25 are di terreno accolgono oggi un progetto che unisce formazione, lavoro sul campo e attenzione al patrimonio agricolo del territorio.
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È un intreccio naturale tra passato e futuro: settant’anni di storia alle spalle e un oliveto che comincia proprio ora a mettere le sue radici. Là dove fino a poco tempo fa c’era un terreno da preparare, oggi prende forma un nuovo spazio della scuola, progettato secondo un sesto di impianto tradizionale di 6 metri per 5, destinato a diventare luogo concreto di apprendimento per gli studenti del Tecnico e del Professionale agrario.
La progettazione e la realizzazione dell’impianto sono state frutto del lavoro delle classi 5A e 5B del Tecnico agrario, seguite dal professor Stefano Cerullo nella fase progettuale. Gli studenti hanno potuto confrontarsi con gli aspetti legati all’impiantistica, alla botanica e alla gestione dell’oliveto, oltre che con le tecniche di potatura di allevamento e di produzione a vaso policlinico.
Il progetto è stato fortemente voluto dalla dirigenza, guidata dal professor Ugo Vitti, e dai direttori dell’Azienda agraria, Valeriano Dominici e Mattia Santoro Cayro, con l’obiettivo di sviluppare negli studenti competenze attraverso il lavoro sul campo.
Per la realizzazione dell’impianto è stata fondamentale la collaborazione con l’azienda agricola vivaistica “La Felce” di Carmine e Gloria Parlapiano, impegnata nella produzione di piante di olivo. Il loro supporto ha riguardato la fornitura delle piante, le modalità di piantumazione e la scelta delle varietà più adatte all’areale dell’Istituto.
Le cultivar individuate sono Leccino, Leccio del Corno e Vallecorsana. Quest’ultima porta con sé anche un’attenzione particolare alla biodiversità dell’Agro Pontino: si tratta infatti di una varietà antica e autoctona del territorio, oggi a rischio di erosione genetica.
Prima della piantumazione, il terreno ha richiesto un importante lavoro preparatorio. La realizzazione dell’impianto è stata resa possibile dal lavoro di squadra degli addetti all’Azienda agraria, in particolare Italo Marasca, Natalino Battisti e Luigi Filomena, che hanno seguito le diverse fasi operative: dallo scasso del terreno al livellamento, fino alla realizzazione delle opere di sistemazione idraulico-agraria indispensabili a garantire il corretto defluire delle acque.
Anche la realizzazione dell’impianto di irrigazione ha visto protagonisti gli studenti. Già il 30 settembre, infatti, gli alunni avevano predisposto il sistema irriguo, preparando così il terreno ad accogliere le nuove piante. Il lavoro in campo è stato seguito dall’A.T. Damiano Delle Fontane e coordinato dalla professoressa Diana Donnini, referente F.S.L. dell’Istituto.
Il primo oliveto del San Benedetto-Einaudi-Mattei nasce così da un lavoro condiviso e sembra proseguire una storia iniziata settant’anni fa. La storia di una scuola che ha attraversato il tempo e che oggi aggiunge un nuovo capitolo non soltanto alla propria Azienda agraria, ma anche al percorso formativo dei suoi studenti. Non è soltanto una nuova coltivazione, ma un ambiente nel quale i ragazzi potranno continuare a esercitare competenze, osservare i cicli produttivi e confrontarsi con il lavoro agricolo nella sua dimensione più autentica.
«Ci sono momenti in cui una scuola può quasi toccare con mano la propria storia, e questo primo impianto olivicolo è uno di questi. Dopo settant’anni, vedere nascere il primo oliveto all’interno del nostro Istituto è per me motivo di grande emozione e significa aggiungere nuove radici a una storia che viene da lontano. Quelle piante raccontano insieme ciò che siamo stati e il modo in cui vogliamo continuare a crescere. Questo progetto offre ai nostri studenti la possibilità di imparare attraverso un’esperienza reale, fatta di progettazione, lavoro e cura. La scuola, quando educa davvero, lascia tracce che vanno oltre il tempo della formazione: questo oliveto rappresenta per noi una di quelle tracce», dichiara il dirigente scolastico, professor Ugo Vitti.






