La sanità pubblica come infrastruttura di coesione sociale e la necessità di ripensare il ruolo dei presidi territoriali, soprattutto nell’area dei Monti Lepini. È questo il tema al centro dell’approfondimento dedicato alla situazione sanitaria della provincia di Latina, con particolare attenzione a Cori, Sezze e Priverno e alle conseguenze che la riduzione dei servizi di prossimità avrebbe sull’ospedale Santa Maria Goretti.
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Il punto di partenza è una concezione del Servizio sanitario che va oltre la semplice erogazione delle prestazioni: garantire l’accesso alle cure significa assicurare un diritto fondamentale e mantenere il collegamento tra cittadini e istituzioni. Una questione particolarmente rilevante in un territorio esteso e articolato come quello pontino, dove le distanze possono incidere concretamente sull’accessibilità dei servizi.
L’analisi mette in discussione la logica delle razionalizzazioni che, negli ultimi quindici anni, avrebbe portato al ridimensionamento di diversi presidi territoriali sulla base dei bacini di utenza. Tra gli effetti indicati ci sono una maggiore pressione sugli ospedali centrali e l’allungamento dei percorsi per i mezzi di soccorso e per i cittadini.
Lo stesso ragionamento viene applicato alle liste d’attesa: la riduzione delle attività chirurgiche e ambulatoriali di prossimità, secondo l’approfondimento, finisce per concentrare negli ospedali principali sia le urgenze sia le prestazioni programmate, aumentando il carico sulle strutture centrali.
La proposta non è quella di ripristinare integralmente il vecchio modello ospedaliero, ma di differenziare le funzioni dei presidi. Tra le ipotesi indicate c’è la presenza di strutture territoriali capaci di gestire i codici a minore complessità e di stabilizzare i pazienti più gravi prima del trasferimento, facendo ricorso anche alla telemedicina e al collegamento con gli specialisti degli ospedali principali.
Un caso centrale è quello di Cori, dove è in corso una ristrutturazione finanziata attraverso il PNRR per circa 3 milioni di euro. Il progetto prevede la trasformazione della struttura in Ospedale di Comunità, con una dotazione indicata tra 12 e 20 posti letto, servizio H24 sette giorni su sette, nuovo personale infermieristico e OSS, presenza medica per alcune ore della giornata, telemedicina e radiologia collegata al Goretti. La struttura sarà destinata principalmente a pazienti cronici, fragili e post-acuti, con l’obiettivo di alleggerire la pressione sugli ospedali per acuti.
Diversa la situazione descritta per Sezze, dove il Punto di Assistenza Territoriale chiude alle ore 20. L’approfondimento richiama la richiesta di garantire una copertura sanitaria anche nelle ore notturne per un’area che comprende Sezze, Priverno, Bassiano, Roccagorga, Sonnino e Maenza e che viene indicata in circa 50mila residenti.
Come possibile riferimento viene citato il modello adottato a Cisterna, basato sull’integrazione tra PAT e continuità assistenziale notturna con presenza infermieristica H24. L’ipotesi avanzata è quella di valutare un’organizzazione analoga anche nell’area dei Lepini, evitando che nelle ore notturne i cittadini debbano necessariamente rivolgersi al capoluogo.
Il tema torna così alla pressione esercitata sul Santa Maria Goretti di Latina. Secondo l’analisi proposta, il ridimensionamento dei presidi di Cori, Sezze e Priverno avrebbe contribuito negli anni a concentrare sul principale ospedale del capoluogo una parte crescente della domanda sanitaria proveniente dai Monti Lepini.
Rafforzare la sanità territoriale, in questa prospettiva, non significherebbe quindi riproporre il sistema ospedaliero del passato, ma costruire una rete di servizi differenziati e complementari, capace di intercettare i bisogni a minore complessità sul territorio e lasciare agli ospedali centrali la gestione delle attività che richiedono maggiore specializzazione.




