La sanità pubblica come infrastruttura di coesione sociale e la necessità di ripensare il ruolo dei presidi territoriali, soprattutto nell’area dei Monti Lepini. È il tema sul quale interviene Pierino Ricci, che richiama l’attenzione sulla situazione sanitaria della provincia di Latina e, in particolare, sui servizi presenti a Cori, Sezze e Priverno e sulle conseguenze che il loro progressivo ridimensionamento avrebbe prodotto anche sull’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.
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«Quando parliamo di sanità pubblica non possiamo limitarci a ragionare soltanto in termini di prestazioni erogate. Garantire l’accesso alle cure significa assicurare un diritto fondamentale e mantenere saldo il rapporto tra cittadini e istituzioni. Questo assume un’importanza ancora maggiore in un territorio esteso e articolato come quello della provincia di Latina, dove le distanze incidono concretamente sulla possibilità di accedere ai servizi sanitari», afferma Ricci.
Secondo Ricci, occorre quindi interrogarsi sugli effetti prodotti dalle razionalizzazioni che hanno interessato la sanità territoriale negli ultimi quindici anni. «La logica basata prevalentemente sui bacini di utenza ha portato al ridimensionamento di diversi presidi. Il risultato è stato quello di aumentare la pressione sugli ospedali centrali e, contemporaneamente, di allungare i percorsi che devono affrontare sia i cittadini sia i mezzi di soccorso».
Un problema che, per Ricci, si riflette anche sulle liste d’attesa. «Se riduciamo sul territorio le attività chirurgiche e ambulatoriali di prossimità, inevitabilmente finiamo per concentrare negli ospedali principali non soltanto le urgenze, ma anche una parte crescente delle prestazioni programmate. È evidente che in questo modo il carico sulle strutture centrali aumenta».
La soluzione, precisa Ricci, non consiste nel riproporre integralmente il modello ospedaliero del passato. «Nessuno pensa che si debba tornare semplicemente indietro. Bisogna invece differenziare le funzioni dei presidi e costruire una vera rete territoriale. Possiamo avere strutture capaci di prendere in carico i codici a minore complessità e, quando necessario, di stabilizzare i pazienti più gravi prima del trasferimento, utilizzando anche la telemedicina e il collegamento diretto con gli specialisti degli ospedali principali».
In questo quadro Ricci richiama il caso di Cori, dove è in corso una ristrutturazione finanziata attraverso il PNRR per circa 3 milioni di euro e finalizzata alla trasformazione della struttura in Ospedale di Comunità.
«A Cori si sta costruendo un modello interessante: una struttura con una dotazione prevista tra 12 e 20 posti letto, servizio H24 sette giorni su sette, nuovo personale infermieristico e OSS, presenza medica per alcune ore della giornata, telemedicina e radiologia collegata al Goretti. Parliamo di un presidio destinato soprattutto ai pazienti cronici, fragili e post-acuti, che può contribuire concretamente ad alleggerire la pressione sugli ospedali per acuti».
Diversa, secondo Ricci, è la situazione di Sezze, dove il Punto di Assistenza Territoriale termina attualmente la propria attività alle ore 20.
«Qui dobbiamo porci seriamente il problema di garantire una copertura sanitaria anche durante le ore notturne. Non stiamo parlando soltanto di Sezze, ma di un’area che comprende anche Priverno, Bassiano, Roccagorga, Sonnino e Maenza e che arriva complessivamente a circa 50mila residenti. È difficile pensare che un territorio di queste dimensioni possa avere come unica alternativa, durante la notte, quella di rivolgersi necessariamente al capoluogo».
Un possibile riferimento, sostiene Ricci, può essere rappresentato dal modello adottato a Cisterna. «L’integrazione tra PAT e continuità assistenziale notturna, accompagnata dalla presenza infermieristica H24, dimostra che è possibile immaginare soluzioni organizzative diverse. Credo che un modello analogo debba essere almeno valutato per l’area dei Monti Lepini, naturalmente adattandolo alle caratteristiche e alle esigenze del territorio».
Il ragionamento conduce inevitabilmente al ruolo del Santa Maria Goretti di Latina. «Negli anni il ridimensionamento dei presidi di Cori, Sezze e Priverno ha contribuito a concentrare sul Goretti una parte sempre maggiore della domanda sanitaria proveniente dai Monti Lepini. Se tutto viene indirizzato verso




