«Roberto Gualtieri rischia di essere ricordato come il sindaco dell’inceneritore: quello che, mentre l’Europa e le città discutono di transizione climatica ed economia circolare, ha scelto di legare Roma per decenni a un impianto progettato per trattare 600mila tonnellate di rifiuti ogni anno. Una scelta che, a nostro giudizio, rischia di far perdere credibilità a Roma proprio sul terreno della transizione ecologica e climatica, oltre che a produrre devastanti danni alla salute e all’ambiente».
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Lo dichiara Giovanni Barbera, segretario della Federazione di Roma, Castelli e Litoranea di Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale del PRC, al termine della manifestazione contro gli inceneritori, alla quale Rifondazione Comunista ha partecipato con un proprio spezzone, intervenendo anche al comizio conclusivo.
«Non si può parlare di neutralità climatica, riduzione delle emissioni ed economia circolare e contemporaneamente puntare su un impianto di queste dimensioni. Se la transizione ecologica significa produrre meno rifiuti, riutilizzare di più e recuperare sempre più materia, la direzione dovrebbe essere quella di ridurre progressivamente ciò che resta da bruciare, non di costruire un impianto che dovrà funzionare per decenni».
Secondo Barbera, Roma dovrebbe puntare maggiormente sulla riduzione dei rifiuti e sul recupero di materia. «Roma dovrebbe investire con molta più determinazione sulla riduzione a monte, sulla raccolta differenziata di qualità, sul riuso, sul riciclo, sul recupero di materia e su una rete adeguata di impianti pubblici. È qui che si misura la credibilità di una grande capitale europea quando parla di transizione climatica».
«Non proponiamo di tornare alle discariche. Proponiamo un modello diverso. Non basta chiamare un inceneritore “termovalorizzatore” per trasformarlo in economia circolare e non basta parlare di transizione climatica per praticarla», prosegue l’esponente di Rifondazione Comunista.
Da qui la richiesta rivolta al sindaco di Roma di riaprire il confronto sull’impianto. «Per questo chiediamo a Gualtieri di riaprire il confronto. È ancora in tempo per evitare di passare alla storia come il sindaco che, sulla transizione ecologica, ha ipotecato il futuro della città. Guardi alle esperienze delle amministrazioni che hanno scelto di investire con maggiore decisione sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, sul riciclo e sul recupero di materia. Roma dovrebbe ambire a essere tra le città più avanzate nella transizione climatica, non restare inchiodata per decenni alla combustione dei rifiuti. Cambiare strada è ancora possibile e, su una scelta di questa portata, non sarebbe un segno di debolezza: sarebbe un atto di responsabilità verso il futuro di Roma».




