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Mondoreale > Blog > Politica > TERRACINA | Caldo e smog, Democrazia e Futuro rilancia il piano di «Riconversione Verde»
Politica

TERRACINA | Caldo e smog, Democrazia e Futuro rilancia il piano di «Riconversione Verde»

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2026 15:57
Redazione Pubblicato 2 Settembre 2026
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Una strategia unica per contrastare caldo e inquinamento atmosferico, trasformando il verde urbano da elemento prevalentemente ornamentale a strumento di mitigazione ambientale. È la proposta rilanciata da Democrazia e Futuro attraverso il Piano di Riconversione Verde e Mitigazione Termico-Ambientale, evoluzione di un progetto già inserito nel programma dell’associazione nel maggio 2025.

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L’idea è costruire una rete diffusa composta da alberi, siepi, arbusti, pareti verdi e altre soluzioni vegetali, intervenendo in maniera differenziata nelle diverse zone della città. «L’obiettivo non è semplicemente piantare più alberi, ma piantare e progettare meglio», spiegano i rappresentanti dell’associazione. «Servono alberi dove occorre ombra, siepi e arbusti nei punti maggiormente esposti al traffico, verde verticale dove manca spazio a terra e soluzioni innovative dove gli interventi tradizionali non sono praticabili. Una rete verde diffusa capace di mitigare le temperature e contribuire all’intercettazione del particolato atmosferico».

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Alla base della proposta c’è la volontà di affrontare contemporaneamente due criticità: da una parte il calore accumulato da asfalto, cemento e superfici rocciose, dall’altra l’esposizione agli inquinanti soprattutto lungo le arterie maggiormente trafficate. La vegetazione, sottolinea Democrazia e Futuro, può contribuire attraverso ombreggiamento, evapotraspirazione e intercettazione delle polveri sottili sulle superfici fogliari.

Tra le essenze indicate come possibili soluzioni figurano Leccio, Orniello, Albero di Giuda, Alloro, Mirto, Bagolaro, Lagerstroemia, Tiglio, Frassino, Tamarice, Pino d’Aleppo, Corbezzolo, Elicriso, Lentisco, Rosmarino, Salice bianco, Pioppo bianco e Ginkgo biloba. La diversificazione delle specie viene considerata essenziale per evitare monoculture e rendere il patrimonio verde più resistente a malattie, parassiti e stress climatici.

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Il piano immagina interventi differenti a seconda delle caratteristiche delle singole aree urbane. Nel centro e nelle zone commerciali viene proposto il recupero delle tazze inutilizzate e la riqualificazione delle aiuole, affiancando alle alberature siepi basse nei punti compatibili. Per piazzali, parcheggi e scuole l’obiettivo è invece aumentare le superfici ombreggiate sfruttando gli spazi residuali e creando schermature verdi verso le strade.

Per il lungomare e la fascia costiera vengono indicate specie resistenti al vento e alla salsedine, mentre lungo canali, aste fluvio-marittime e nell’area portuale il progetto prevede essenze compatibili con le caratteristiche ambientali dei luoghi, subordinando gli interventi lungo gli argini alle esigenze di sicurezza idraulica. Nel Centro Storico Alto e sulle pareti rocciose si ipotizza invece l’impiego, dove consentito, di capperi, lentisco, corbezzolo e rampicanti, nel rispetto dei vincoli archeologici, monumentali e paesaggistici.

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Un’attenzione specifica è riservata anche alle arterie ad alto traffico e alla zona della stazione, dove vengono proposte fasce e barriere verdi e nuove schermature alberate nelle aree compatibili, comprese quelle utilizzate dai pendolari durante l’attesa.

Nei punti in cui manca lo spazio necessario per nuove alberature, il piano punta sulle superfici verticali: muri ciechi, recinzioni e altre strutture potrebbero ospitare edera, rampicanti, green screen e pareti vegetali. Tra le ipotesi figura anche la sperimentazione di moduli biofiltranti vegetali a muschio nelle aree caratterizzate da maggiore traffico e l’integrazione del verde nelle pensiline degli autobus, nelle pergole e, dove tecnicamente possibile, attraverso supporti indipendenti in prossimità dell’illuminazione pubblica.

Democrazia e Futuro chiede che ogni intervento venga progettato con il contributo di agronomi, botanici, urbanisti e tecnici ambientali, tenendo conto di sottoservizi, ventilazione, disponibilità idrica, manutenzione e caratteristiche delle singole zone. «Gli interventi si concentreranno prioritariamente su spazi inutilizzati, aiuole da riqualificare e superfici verticali. L’obiettivo progettuale è preservare i posti auto esistenti e non restringere le carreggiate. La transizione ecologica deve migliorare la vita quotidiana, non creare una contrapposizione tra ambiente, commercio e mobilità», chiarisce l’associazione.

Per le prime aree pilota viene proposto anche un sistema di monitoraggio della temperatura e della qualità dell’aria prima e dopo gli interventi, così da misurarne concretamente gli effetti. «Non vogliamo promettere soluzioni astratte, ma dimostrare l’efficacia degli interventi attraverso i dati. Caldo e smog si combattono insieme: con questo piano vogliamo iniziare oggi a costruire la Terracina dei prossimi vent’anni», conclude il presidente di Democrazia e Futuro Riccardo Esposito.

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