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Mondoreale > Blog > Politica > SEZZE | Anfiteatro, Setiam scrive alla Regione: «Non completiamo un’incompiuta, restituiamo la Cavea alla sua storia»
Politica

SEZZE | Anfiteatro, Setiam scrive alla Regione: «Non completiamo un’incompiuta, restituiamo la Cavea alla sua storia»

Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2026 10:10
Redazione Pubblicato 20 Agosto 2026
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Non limitarsi a completare un’opera rimasta incompiuta, ma ripensare il futuro del Teatro Sacro Italiano partendo dalla sua storia, dal progetto originario e dal rapporto con il paesaggio. È la richiesta che l’associazione Setiam rivolge alla Regione Lazio con una lettera indirizzata al presidente Francesco Rocca, agli assessori Elena Palazzo e Alessandro Calvi e ai consiglieri regionali del territorio.

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Al centro dell’intervento c’è il futuro della Sacra Cavea di Sezze, nata negli anni Cinquanta nell’ambito della grande visione culturale sviluppata attorno alla Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo e successivamente interessata, a partire dal 2005, da un progetto di recupero rimasto a sua volta incompiuto.

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Setiam ricostruisce la storia del Teatro Sacro partendo dall’opera di Filiberto Gigli, che nel 1933 rilanciò la rappresentazione della Passione e contribuì alla nascita di un progetto più ambizioso: fare di Sezze un punto di riferimento nazionale per il teatro religioso. Da quella visione nacque la Sacra Cavea, concepita come un grande teatro all’aperto inserito nella conformazione naturale della collina e progettato dall’architetto Marcello Piacentini.

L’associazione individua nella storia della struttura due diverse incompiute. La prima riguarda il progetto culturale originario, che non riuscì a svilupparsi stabilmente come immaginato dai promotori. La seconda nasce invece con gli interventi avviati negli anni Duemila, quando all’interno dell’anfiteatro storico venne realizzata una nuova struttura in cemento che, secondo Setiam, ha modificato profondamente il rapporto originario tra Cavea, collina e paesaggio.

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La questione è tornata d’attualità dopo la revoca del finanziamento da 2 milioni di euro destinato al completamento del Teatro Sacro, disposta dalla Direzione Cultura, Politiche Giovanili e della Famiglia della Regione Lazio con la determinazione G07930 del 10 giugno 2026 nell’ambito dell’Accordo per la Coesione.

Per Setiam proprio il definanziamento può trasformarsi nell’occasione per cambiare prospettiva. «Con i due milioni di euro avremmo terminato solo uno sfregio dell’identità di Sezze. Non basta completare il nuovo intervento», sostiene l’associazione, chiedendo alla Regione Lazio di destinare nuove e più ampie risorse al recupero del Teatro Sacro Italiano e della sua originaria valenza culturale.

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La parola scelta dall’associazione per indicare la strada da seguire è ricucire: il Teatro con il paesaggio, la Cavea con la collina, la struttura con il centro storico, il Teatro Sacro con la Passione di Cristo e, soprattutto, il luogo con i cittadini di Sezze.

Un percorso che, secondo Setiam, dovrebbe partire dalla ricostruzione completa della storia progettuale della struttura attraverso disegni originari, atti amministrativi, fotografie e testimonianze, per poi aprire un confronto tra Regione Lazio, Comune di Sezze, progettisti, studiosi, associazioni culturali, realtà legate alla Sacra Rappresentazione e cittadini.

L’associazione arriva anche a chiedere che nel futuro progetto non venga esclusa la possibilità di abbattere quanto costruito successivamente, qualora ciò risultasse necessario per recuperare gli elementi che rendevano unica la Sacra Cavea e il suo inserimento nel paesaggio.

«Non chiediamo soltanto che un definanziamento si trasformi in un nuovo finanziamento. Chiediamo una terza possibilità, in linea finalmente con la vocazione della città. La possibilità di trasformare due incompiute in un unico grande progetto di rigenerazione culturale», scrive Setiam.

L’idea avanzata è quella di un Teatro Sacro recuperato sul modello del progetto originario di Piacentini, nuovamente aperto e capace di ospitare la Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo ma anche, durante il resto dell’anno, teatro, musica, incontri e manifestazioni culturali.

«Il Teatro Sacro Italiano non è semplicemente una struttura da completare. È un pezzo della storia di Sezze che aspetta da troppo tempo di essere ricongiunto al proprio futuro», conclude l’associazione, che ha chiesto ai rappresentanti regionali un incontro nei prossimi giorni per illustrare la proposta e avviare un percorso amministrativo finalizzato al recupero della Sacra Cavea.

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