Con la relazione del Segretario Generale Raffaele D’Ettorre si è tenuto lo scorso 31 ottobre il comitato direttivo dello Spi CgiI di Latina con all’ordine del giorno la Legge di stabilità e le ragioni dello sciopero proclamato da CGIL-CISL-UIL il 13 novembre in provincia di Latina. Cambiare i termini della politica è il tema centrale per il quale la Cgil scende in piazza. “Sono cinque anni che si ripetono finanziarie che non danno risposte al Paese – commenta il segretario dello Spi Cgil di Latina Raffaele D’Ettorre – con il rischio di mantenerlo in uno stato recessivo. Bisogna avere il coraggio di spostare i pesi”. Sul fronte delle emergenze occupazionali la Cgil è molto critica rispetto agli interventi sugli ammortizzatori sociali che non risolvono i guasti dell’esecutivo Monti, agli interventi sul fisco con l’aumento delle detrazioni per i lavoratori dipendenti considerate cifre simboliche che escludono la platea dei pensionati. “La legge di stabilità del governo Letta – continua D’Ettorre – non contiene scelte strategiche per il Paese, non contiene il necessario cambio di passo per determinare crescita e sviluppo e fare uscire il Paese dalla crisi. Non ridistribuisce il peso fiscale in modo equo e non coglie l’obiettivo dell’equità sociale”. C’è dunque un gran bisogno dell’iniziativa del sindacato che deve insistere nel porre le rivendicazioni contro la rinuncia a investire nel Paese contenuta nella legge di stabilità. Per cambiare dunque la legge di stabilità Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di avviare la mobilitazione dei lavoratori con uno sciopero nazionale di quattro ore con articolazioni territoriali. La data dello sciopero per la provincia di Latina è fissata per mercoledì 13 novembre. “I pensionati dello Spi della nostra provincia – conclude Raffaele D’Ettorre – non faranno mancare la loro partecipazione e il loro contributo in termini di presenza numerosa per la riuscita della manifestazione, per vincere ogni resistenza e tenere alta la tensione perché finalmente si realizzi una vera e significativa redistribuzione del reddito, perché si cominci davvero a investire sul lavoro e su un diverso modello sociale, perché i diritti di cittadinanza, sul lavoro e nella vita quotidiana, trovino piena affermazione e tutela. Che è esattamente il compito che ci spetta”.
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