La Polizia di Stato ha arrestato un 22enne ritenuto responsabile di una truffa aggravata commessa a Terracina, recuperando gioielli e denaro sottratti alla vittima. L’intervento è stato eseguito nei giorni scorsi dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gaeta nell’ambito delle attività di contrasto alle truffe, con particolare attenzione agli episodi che coinvolgono persone anziane e familiari.
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Durante un servizio di controllo lungo la via Flacca, i poliziotti hanno notato un’auto il cui conducente, alla vista della pattuglia, avrebbe accelerato in direzione di Napoli. Insospettiti dal comportamento, gli agenti hanno fermato il veicolo e, nel corso del controllo, hanno individuato una busta parzialmente nascosta nel vano portaoggetti.
All’interno sono stati rinvenuti numerosi monili, tra collane, bracciali e anelli, per un peso complessivo di circa 466 grammi, oltre a denaro contante.
Secondo la ricostruzione investigativa, nella stessa mattinata una donna di Terracina aveva ricevuto una telefonata da un sedicente appartenente all’Arma dei Carabinieri, il quale le avrebbe riferito che il padre rischiava di essere arrestato in relazione a una rapina. La donna sarebbe quindi stata convinta a consegnare gioielli e denaro.
Poco dopo, un giovane si sarebbe presentato presso l’abitazione qualificandosi come collaboratore del presunto militare e avrebbe ricevuto i beni richiesti.
Grazie al coordinamento con il Commissariato di Terracina, dove la vittima ha presentato denuncia, gli investigatori hanno accertato la corrispondenza tra gli oggetti recuperati e quelli sottratti. La donna avrebbe inoltre riconosciuto attraverso un album fotografico l’uomo che si era presentato nella sua abitazione.
Alla luce degli elementi raccolti, il giovane è stato arrestato e, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, condotto inizialmente presso la casa circondariale locale in attesa dell’udienza di convalida. I beni rinvenuti sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
All’esito dell’udienza di convalida, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino ha disposto nei confronti dell’indagato la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza.






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