Non è solo una questione di caldo afoso e spiagge affollate. Quello che sta accadendo al Mar Mediterraneo questa estate ha una portata ben più profonda, e i numeri che emergono dai monitoraggi scientifici sono difficili da ignorare. I dati del servizio marino Copernicus e dell‘Agenzia spaziale europea mostrano che a fine giugno alcune zone hanno raggiunto temperature superficiali fino a 8°C sopra la media climatica 1991-2020, con mari che sforano o superano i 29-30°C. Un primato che trasforma il nostro mare in qualcosa di sempre più simile a un bacino tropicale.
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Le mappe aggiornate al 31 luglio 2026 mostrano un quadro eloquente: quasi tutto il bacino presenta temperature superiori alla media, ma è il settore occidentale a destare le maggiori preoccupazioni. Tra il Golfo del Leone, il Mar Ligure, il Mar di Corsica e gran parte del Tirreno settentrionale si registrano anomalie che superano i 4°C rispetto ai valori climatologici di riferimento. A confermarlo anche i rilevamenti locali. La boa ondametrica Calipso posizionata da Arpae a 16,5 chilometri dalla costa di Lido Adriano ha registrato 29,5°C di temperatura del mare. «Sono temperature anomale ed eccezionali, non solo in Adriatico ma in tutto il Mediterraneo, anche il Tirreno è intorno ai 30°. Nel 2003 era successo di toccarli, ma stavolta persistono», ha dichiarato Federico Grazzini, responsabile della sala operativa di Arpae Emilia-Romagna.
Le conseguenze di un mare così caldo vanno ben oltre il disagio della balneazione. Un Mediterraneo surriscaldato riduce il naturale abbassamento delle temperature durante la notte, limitando l’effetto rinfrescante delle brezze marine. L’elevata evaporazione aumenta il livello di umidità nell’aria, rendendo il caldo più difficile da sopportare, soprattutto lungo le coste e nelle grandi aree urbane. Le temperature minime notturne, frequentemente superiori ai 25°C, configurano le cosiddette “notti tropicali“, che ostacolano il raffreddamento corporeo e incidono negativamente sulla salute, soprattutto nelle fasce più vulnerabili della popolazione.
Il quadro sul fronte atmosferico non è meno preoccupante. Il Ministero della Salute ha lanciato l’allarme definendo la situazione critica per la salute pubblica: ben 25 delle città monitorate dai bollettini nazionali sono contrassegnate dal bollino rosso. Le Regioni del Centro e la Pianura Padana risultano le aree maggiormente esposte, con temperature massime oltre i 40°C e notti che non scendono sotto i 25°C. Secondo le previsioni dell’Aeronautica Militare, un’attenuazione dell’afa è attesa dal 10 agosto, con un possibile ritorno a condizioni nella norma nella settimana tra il 24 e il 31 agosto. Tuttavia gli esperti invitano alla prudenza: l’incontro tra le calde acque dei mari italiani e le prime infiltrazioni d’aria fresca atlantica potrebbe innescare fenomeni meteorologici estremi, con improvvisi acquazzoni e violente grandinate, specie al Nord.
Il nodo più critico resta però quello di lungo periodo. Secondo Copernicus e MedECC, il Mediterraneo si riscalda più rapidamente della media globale, con un ritmo circa del 20% superiore al resto dei mari del pianeta. Un Mediterraneo così caldo rappresenta una grande riserva di energia: quando l’anticiclone inizierà a indebolirsi, potrebbero aumentare i rischi di fenomeni meteorologici estremi, come temporali violenti, medicane e improvvise bombe d’acqua. Un avvertimento che vale per questa estate, ma che proietta la sua ombra ben oltre Ferragosto.


