Il calcio italiano saluta Franco Baresi, uno dei difensori più iconici della storia e simbolo assoluto del Milan. L’ex capitano rossonero è morto all’età di 66 anni, lasciando un vuoto profondo nel mondo dello sport italiano e internazionale.
Leggi sullo stesso argomento
Glen Hansard morto in un incidente in moto a Dublino: addio al cantautore premio Oscar di “Falling Slowly”
Contratto Sanità 2025-2027, firmata l’ipotesi di accordo per oltre 592mila dipendenti
Truffa sui bonus edilizi, sequestro da oltre 1,4 milioni a Fano: contestati crediti su Sismabonus e Superbonus
Bandiera del Milan e della Nazionale, Baresi ha rappresentato per due decenni un modello di leadership, eleganza difensiva e senso di appartenenza. Cresciuto fino a diventare capitano e punto di riferimento della squadra rossonera, ha attraversato i momenti più difficili del club prima di guidarlo verso una delle stagioni più vincenti della sua storia.
Nel 2025, come riportato da diversi organi di informazione, Baresi era stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di una “nodulazione polmonare”, seguito poi da un percorso di cure indicato dagli specialisti.
La sua carriera resta legata in modo indissolubile al Milan, con cui ha giocato per venti stagioni, dal 1977 al 1997, collezionando 719 presenze ufficiali. Con la maglia rossonera ha conquistato sei campionati di Serie A, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe Italiane. Il club, al termine della sua carriera, ha ritirato la maglia numero 6 in suo onore.
Con la Nazionale italiana ha preso parte alla vittoria del Mondiale 1982 in Spagna e alla finale di Usa 1994, persa ai rigori contro il Brasile. Proprio in quel torneo firmò una delle pagine più significative della sua carriera, tornando in campo per la finale pochi giorni dopo un intervento al ginocchio.
Considerato uno dei più grandi liberi della storia del calcio, Baresi ha contribuito a ridefinire il ruolo del difensore moderno, unendo lettura del gioco, personalità e capacità di impostare l’azione. La sua figura resterà legata a un’epoca irripetibile del calcio italiano, fatta di successi, disciplina e appartenenza.


