È morto don Antonio Mazzi, il sacerdote che ha dedicato la sua vita al recupero dei giovani più fragili. Aveva 96 anni. Fondatore della Fondazione Exodus, è stato per oltre quarant’anni uno dei principali punti di riferimento italiani nell’impegno contro la tossicodipendenza, il disagio giovanile e l’emarginazione.
Leggi sullo stesso argomento
Glen Hansard morto in un incidente in moto a Dublino: addio al cantautore premio Oscar di “Falling Slowly”
Truffa sui bonus edilizi, sequestro da oltre 1,4 milioni a Fano: contestati crediti su Sismabonus e Superbonus
Contratto Sanità 2025-2027, firmata l’ipotesi di accordo per oltre 592mila dipendenti
Ordinato sacerdote nel 1955 nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, don Mazzi fondò nel 1984 il Progetto Exodus, poi divenuto Fondazione Exodus. Attraverso una rete di comunità presenti in tutta Italia, ha accolto e accompagnato migliaia di ragazzi in percorsi di recupero, crescita personale e reinserimento sociale.
Educatore prima ancora che comunicatore, ha sempre sostenuto che dietro ogni forma di dipendenza o di disagio si nascondesse una richiesta di ascolto, fiducia e speranza. Con il suo stile diretto e spesso controcorrente è diventato una figura conosciuta anche dal grande pubblico grazie ai numerosi interventi su giornali, radio e televisioni, affrontando temi legati ai giovani, alla famiglia e all’educazione.
Negli ultimi anni, nonostante l’età avanzata, aveva continuato a seguire le attività della Fondazione Exodus, pubblicando riflessioni e lanciando appelli in favore delle nuove generazioni, ribadendo l’importanza dell’educazione come risposta alle difficoltà sociali.
Con la scomparsa di don Antonio Mazzi, l’Italia perde una delle figure più significative dell’impegno educativo e sociale degli ultimi decenni. Il suo esempio continuerà a vivere nel lavoro della Fondazione Exodus e nelle storie di migliaia di giovani che hanno trovato una nuova opportunità grazie al suo instancabile impegno.
Il ricordo di Francesco Rocca
«La scomparsa di don Antonio Mazzi mi addolora profondamente. Se ne va un sacerdote capace di camminare accanto agli ultimi, di abbracciare le fragilità senza giudicarle e di riconoscere una speranza anche nelle esistenze più ferite. È stato uno dei primi sacerdoti a entrare nelle case degli italiani attraverso la televisione, utilizzando un linguaggio diretto, umano, a volte provocatorio, ma sempre autentico.
Non cercava la visibilità: cercava le persone, soprattutto quelle che si sentivano sole, perdute o dimenticate. Con Exodus ha restituito una strada, una famiglia e una possibilità a migliaia di giovani. Ci ha insegnato che ogni vita vale, anche quando sembra spezzata, e che il dolore e la sofferenza non sono una condanna senza fine. “Non permettiamo che vinca il pessimismo”, diceva. Oggi queste parole diventano la sua eredità più preziosa e il modo migliore per salutarlo: continuare a credere nelle persone, non arrendersi dinanzi alle loro cadute e non considerare mai nessuno irrecuperabile.
Alla famiglia, alla comunità religiosa, alla Fondazione Exodus, ai suoi ragazzi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgo il cordoglio e l’abbraccio più sincero della Regione Lazio. Grazie, don Antonio, per avere trasformato la fede in una carezza concreta e la speranza in una possibilità di rinascita». Lo dichiara il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.


