Nasce un nuovo sodalizio nel panorama delle associazioni di Sezze. Si chiama Agamede, è presieduta da Daniele Cerilli, e si colloca all’interno di un quadro che avrà come modello di riferimento i più giovani, come recita il suo nome che prende ispirazione dal mito di Agamede. A parlarne è proprio il presidente Daniele Cerilli: “Ci siamo costituiti lo scorso luglio con lo scopo principale di contribuire alla connessione tra generazioni, tra il passato e il futuro della comunità setina: i giovani di ieri prematuramente scomparsi e quelli di oggi, purtroppo sempre meno consapevoli del valore della nostra terra e delle nostre tradizioni”. La prima iniziativa, in piena fase organizzativa, si terrà nel mese di settembre e servirà a presentare il sodalizio che punterà, inoltre, a raccogliere fondi per realizzare interventi di riqualificazione di aree verdi nel Comune di Sezze e fornire un aiuto concreto alla città creando un binomio tra passato e presente: “Questo elemento, questo forte legame generazionale – ha concluso il presidente – è evidente anche in alcune collaborazioni in atto tra l’associazione e gli istituti scolastici della provincia”. L’origine del nome dell’associazione prende ispirazione dal Mito di Agamede. Agamede e il fratello gemello erano due celebri architetti. Secondo la maggior parte delle fonti, i due gemelli avevano messo una soglia di pietra sopra le fondamenta poste dal dio Apollo per la costruzione del famoso tempio di Delfi. Per quest’opera, venne considerato come un eroe, e la Grecia gl’innalzò dei monumenti. Una volta terminato il tempio, i due fratelli richiesero la loro ricompensa ad Apollo, che questi gli commise di attendere sette giorni e attraverso l’oracolo disse ai due di vivere nel modo più allegro, abbandonandosi a qualunque piacere per sette giorni. Alle fine del settimo giorno ciò che avevano desiderato con tutto il cuore sarebbe stato esaudito. Giunto l’ottavo giorno, entrambi furono trovati privi di vita nei loro letti. Da questo episodio nacque il detto: “Muor giovane colui che al cielo è caro”.
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