Un violento terremoto di magnitudo 7 ha colpito il Tibet, nel sud-ovest della Cina, provocando almeno 16 morti e 76 feriti. Il sisma si è verificato nella serata di giovedì 22 ottobre, alle 22.33 ora locale, interessando in particolare la contea di Baqen, nella città-prefettura di Nagqu.
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L’epicentro è stato localizzato in una zona montuosa e scarsamente popolata dell’altopiano tibetano. Secondo i dati diffusi dalle autorità cinesi, la profondità del sisma è stata di circa 10 chilometri, mentre l’USGS ha indicato l’epicentro a circa 190 chilometri da Nagqu.
La scossa ha provocato crolli e gravi danni agli edifici. Centinaia di abitazioni sono state danneggiate o distrutte, mentre in alcune aree si sono registrate interruzioni dell’energia elettrica, delle telecomunicazioni e dei collegamenti ferroviari.
Il bilancio delle persone coinvolte è stato aggiornato più volte nel corso delle ore. Le autorità hanno confermato 16 vittime, mentre il numero dei feriti è salito a 76. Alcune persone risultano in condizioni gravi.
Le operazioni di soccorso sono proseguite per tutta la notte e nella mattinata di venerdì 23 ottobre. Migliaia di uomini tra vigili del fuoco, forze di polizia e squadre di emergenza sono stati mobilitati per cercare eventuali dispersi, assistere i feriti e mettere in sicurezza la popolazione.
Secondo l’agenzia Xinhua, oltre 12mila persone sono state trasferite in aree sicure, mentre continuano le verifiche sugli edifici danneggiati e sulle infrastrutture.
La zona è stata interessata anche da numerose scosse di assestamento. Le autorità cinesi hanno innalzato il livello della risposta nazionale all’emergenza sismica e inviato ulteriori squadre e materiali nelle aree colpite.
Il bilancio resta provvisorio e potrebbe cambiare con il proseguire delle operazioni di ricerca e delle verifiche nei villaggi più isolati.




