Quasi 400 pagine, oltre 200 fotografie e numerosi documenti d’archivio per raccontare settant’anni di storia della Passione di Sezze, una delle tradizioni più rappresentative dell’identità cittadina. È stato pubblicato da Setiam editore, con la collaborazione della Fondazione Città di Sezze, il volume «La Passione di Sezze. La Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo tra dinamiche storiche e religiosità popolare», scritto da Alessandro Di Norma. Si tratta del primo studio interamente dedicato alla manifestazione, di cui l’autore ricostruisce le vicende dal 1933 al 2003, ripercorrendo le trasformazioni di un appuntamento che da quasi un secolo accompagna la vita culturale e religiosa della comunità setina.
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La ricerca va oltre la dimensione strettamente religiosa della Sacra Rappresentazione, analizzandola come rito collettivo, esperienza identitaria e luogo della memoria. Attraverso fonti scritte, testimonianze orali e materiale fotografico, Di Norma ricostruisce le origini e l’evoluzione della Passione, mettendo in evidenza la sua capacità di attraversare epoche storiche e cambiamenti sociali senza perdere il legame con la città. Il racconto prende avvio dalla Sezze dei primi decenni del Novecento, quando la partecipazione alla rappresentazione dei personaggi evangelici diventa un’esperienza condivisa da persone appartenenti a ceti e professioni differenti: contadini, operai, artigiani e professionisti. Un coinvolgimento collettivo che contribuisce a trasformare la manifestazione in un momento di incontro e riconoscimento comunitario. Al centro di questa storia emerge la figura di Filiberto Gigli, ideatore di un progetto capace di unire spiritualità, teatro e tradizione popolare, dando una nuova struttura a pratiche religiose già esistenti.
Nata nel 1934, durante il regime fascista, la Sacra Rappresentazione attraversa il dopoguerra, le trasformazioni politiche e le diverse stagioni amministrative della città. Proprio questa continuità costituisce uno degli aspetti centrali dello studio: la Passione riesce progressivamente a superare le contrapposizioni ideologiche, affermandosi come patrimonio condiviso della comunità. L’autore approfondisce anche il concetto di «tradizione inventata», mostrando come la manifestazione, pur richiamandosi alle antiche forme della religiosità popolare e al teatro sacro medievale, sia stata riorganizzata negli anni Trenta e successivamente reinterpretata dalle generazioni che ne hanno custodito la memoria. Uno spazio importante è riservato alla documentazione fotografica e archivistica. Le oltre 200 immagini raccolte nel volume non raccontano soltanto le diverse edizioni della Passione, ma restituiscono anche uno spaccato della città, dei suoi abitanti, delle trasformazioni urbanistiche e dei cambiamenti della società setina. Alle fotografie si affiancano documenti storici e testimonianze dirette di attori, registi e protagonisti di epoche differenti, attraverso cui emergono ricordi, emozioni ed esperienze personali che testimoniano il carattere intergenerazionale della manifestazione.
Tra le testimonianze più significative figura quella di Martufello, che ricorda il proprio esordio artistico tra le strade di Sezze. Un altro contributo è quello di Giuseppe Rocca, figura di rilievo nel mondo della cinematografia, che ripercorre l’esperienza della regia della Processione del 1979, realizzata insieme al maestro Orazio Costa Giovangigli. Due racconti che, insieme alle altre testimonianze raccolte, restituiscono il valore della Passione anche come esperienza umana e artistica, capace di lasciare un segno nella memoria di chi vi ha preso parte. Ad arricchire il volume è infine la presentazione del drammaturgo Giuseppe Manfridi, che inserisce l’esperienza setina in una riflessione più ampia sul rapporto tra teatro, rito, memoria e comunità. Il lavoro di Alessandro Di Norma si configura così non soltanto come una ricostruzione storica della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, ma anche come un viaggio nella memoria collettiva di Sezze, attraverso le persone e le generazioni che hanno contribuito a rendere la Passione uno dei simboli più riconoscibili della città.











