Dal Laocoonte a Jannis Kounellis, dalle atmosfere di The Young Pope di Paolo Sorrentino ai personaggi del Casanova di Federico Fellini. Arte antica e contemporanea, cinema e memoria collettiva si intrecciano nella mostra Proximity di Radenko Milak, in programma dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 alla Fondazione D’ARC di Roma. Si tratta della prima personale in Italia dell’artista bosniaco, che ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla 57ª Biennale di Venezia.
Leggi sullo stesso argomento
ROMA | Al Tordinona le “Interviste impossibili” con Eva e la signora Cro-Magnon
ROMA | Antonello Avallone racconta Lenny Bruce tra libertà, provocazione e teatro
ROMA | Contaminazioni 2026, al Molinari Art Center una serata tra danza e relazioni
Curata da Giuliana Benassi, l’esposizione nasce dalla ricerca sviluppata da Milak durante la sua residenza romana del 2026. Il progetto propone un percorso in cui pittura, architettura e luce dialogano, dando vita a un montaggio visivo di immagini appartenenti a epoche e linguaggi differenti. Lo spettatore è invitato ad attraversare frammenti di storia, riferimenti artistici e suggestioni cinematografiche, seguendo connessioni che superano i confini temporali. Al centro dell’allestimento si trova Umbra ante memoriam, un’opera monumentale ispirata alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Le tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, diventano la struttura di un grande trittico architettonico, le cui finestre incorniciano figure del passato e del presente. Il Laocoonte, Kounellis e i personaggi dell’universo cinematografico di Fellini e Sorrentino convivono in uno spazio sospeso, nel quale le immagini si incontrano senza seguire una narrazione cronologica.
Il riferimento dantesco assume soprattutto una dimensione visiva. Le tre cantiche non definiscono un itinerario prestabilito, ma diventano ambienti attraversabili attraverso lo sguardo. L’acquerello in bianco e nero, elemento distintivo della ricerca di Milak, restituisce figure che sembrano emergere dall’oscurità, simili ai negativi di una pellicola cinematografica osservata in controluce. Il risultato è una composizione che unisce memoria, pittura e suggestione scenica. Un ruolo fondamentale è affidato alla luce, protagonista anche dell’intervento sulla vetrata monumentale della Fondazione D’ARC. Alcuni dettagli di Umbra ante memoriam vengono riproposti attraverso una vetrofania che trasforma la superficie architettonica in un’immagine luminosa. Durante il giorno la luce naturale rivela figure e ambientazioni, mentre nelle ore notturne l’illuminazione artificiale conferisce all’opera un carattere scenografico. La finestra diventa contemporaneamente cornice, superficie artistica e punto di incontro tra interno ed esterno.
Proprio la finestra rappresenta uno degli elementi ricorrenti dell’intera esposizione. Come un’inquadratura cinematografica, delimita ciò che può essere osservato e suggerisce la presenza di quanto resta escluso. Il rapporto tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto diventa parte integrante della costruzione del significato, creando associazioni tra immagini, luoghi e riferimenti apparentemente distanti. Il percorso prosegue nella Sala M con Cabinet, una grande composizione di acquerelli dedicata anche al cinema italiano del secondo dopoguerra. Scene iconiche, riferimenti artistici e frammenti architettonici si susseguono lungo le pareti come fotogrammi di una pellicola srotolata nello spazio. Le immagini non seguono un ordine cronologico né una gerarchia prestabilita, ma costruiscono un racconto attraverso accostamenti e rimandi visivi.
Il meccanismo richiama quello del montaggio cinematografico: ogni immagine modifica il proprio significato in relazione alle altre, generando nuove possibilità interpretative. Da questa idea nasce il titolo Proximity, che non indica soltanto la vicinanza fisica tra le opere, ma anche le connessioni invisibili tra immagini separate da epoche, contesti e linguaggi differenti. La mostra restituisce inoltre il rapporto sviluppato dall’artista con Roma durante la sua residenza. L’osservazione delle stratificazioni storiche della città, delle architetture e delle tracce della cultura popolare si è intrecciata con l’esplorazione della sua identità cinematografica. La visita a Cinecittà e ai luoghi legati alla storia del cinema ha contribuito a costruire un immaginario nel quale Roma viene reinterpretata attraverso le rappresentazioni che ne hanno alimentato la memoria collettiva.
IL PROFILO DI RADENKO MILAK
Nato a Travnik, in Bosnia-Erzegovina, nel 1980, Radenko Milak lavora tra pittura, acquerello, disegno e cinema d’animazione. La sua ricerca indaga il rapporto tra immagini, storia e memoria, utilizzando fotografie d’archivio, fotogrammi cinematografici, immagini di stampa e paesaggi urbani. Diplomato all’Accademia delle Arti di Banja Luka e alla Facoltà di Belle Arti di Belgrado, ha partecipato a numerose esposizioni internazionali, rappresentando la Bosnia ed Erzegovina alla Biennale di Venezia con il progetto University of Disaster.
Proximity sarà visitabile alla Fondazione D’ARC di Roma dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, offrendo un percorso che attraversa la storia dell’arte e del cinema attraverso il linguaggio dell’acquerello e il dialogo tra immagini, luce e architettura.












