La controversia da circa 41 milioni di euro tra il Comune di Latina e la curatela fallimentare di Latina Ambiente continua ad alimentare lo scontro politico. Dopo due sedute della commissione Trasparenza, i gruppi consiliari di opposizione Latina Bene Comune, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Per Latina 2032 chiedono chiarimenti sui possibili conflitti d’interesse, sul ruolo del direttore generale e sulle responsabilità politiche di una vicenda che, secondo la minoranza, sarebbe rimasta senza una soluzione per mesi.
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Al centro delle contestazioni anche la posizione dell’assessora alle Partecipate e al Bilancio Antonina Rodà, che ha comunicato la propria decisione di non partecipare ai lavori della commissione in attesa di verificare un’eventuale situazione di conflitto d’interessi.
La commissione Trasparenza e le assenze della parte politica
La commissione dedicata alla vicenda TIA e alla diffida da circa 41 milioni di euro avanzata dalla curatela fallimentare di Latina Ambiente si è svolta con la presenza dei dirigenti e dei rappresentanti degli uffici comunali, ma senza la sindaca Matilde Celentano, il capo di gabinetto e gli assessori politici attesi.
La curatela aveva precedentemente comunicato la propria indisponibilità a partecipare, considerata la situazione di possibile contenzioso.
Ai commissari sono stati trasmessi i verbali del tavolo tecnico TIA, la diffida dei curatori e la corrispondenza intercorsa tra la curatela e il Comune. Tra i documenti esaminati figura anche la relazione straordinaria della curatela, nella versione pubblicata sul Registro delle Imprese, con alcune parti omesse per ragioni di riservatezza, come spiegato dai dirigenti durante la seduta.
La presidente della commissione, Maria Grazia Ciolfi, aveva scritto il giorno precedente alla sindaca chiedendole di intervenire almeno per un’introduzione o di delegare un assessore, senza ricevere riscontro.
L’assessore all’Ambiente Michele Nasso ha comunicato l’impossibilità di partecipare per un impegno fuori sede. L’assessora Antonina Rodà ha invece fatto sapere che, nelle more di una verifica della propria potenziale posizione di conflitto d’interessi, non avrebbe preso parte ai lavori per motivi di opportunità.
Il caso Rodà e la richiesta di chiarimenti dell’opposizione
È proprio quest’ultima comunicazione a sollevare, secondo i gruppi di opposizione, una questione politica e istituzionale che richiede una risposta formale.
«Quando abbiamo sollevato in passato la questione di un possibile conflitto d’interessi dell’assessora Rodà», affermano i consiglieri di LBC, PD, M5S e Per Latina 2032, «siamo stati accusati persino di sessismo e di giudicarla sulla base dei rapporti con il suo ex marito, Giacomo Mignano. Oggi è la stessa assessora a comunicare che sta verificando la propria posizione. È un fatto che impone chiarezza. Non erano insinuazioni personali le nostre, ma una questione che meritava di essere affrontata formalmente».
«Chiediamo che la situazione venga chiarita in modo trasparente e che, se sarà confermata una condizione di incompatibilità o conflitto d’interessi, l’assessora faccia un passo indietro e rinunci alle deleghe, oppure che sia la sindaca a revocarle. È una richiesta che avanziamo come opposizione e sulla quale si è espresso in termini concordi anche il capogruppo di FdI Cesare Bruni. Questa partita richiede una guida politica pienamente presente, in grado di tutelare senza ombre l’interesse della comunità».
La richiesta riguarda dunque la verifica di un possibile conflitto d’interessi, non una condizione già accertata.
Gli interrogativi sul ruolo del direttore generale Immacolata Pizzella
I consiglieri di minoranza chiedono approfondimenti anche sulla posizione del direttore generale del Comune, Immacolata Pizzella, che durante la commissione ha illustrato lo stato dell’istruttoria.
«Nel 2012», spiegano i consiglieri, «la Pizzella ha ricoperto il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione di Latina Ambiente. Oggi coordina il tavolo tecnico che deve dirimere la controversia. Chiediamo che venga verificata e chiarita anche questa posizione, alla luce del ruolo ricoperto in passato nella società e delle responsabilità che oggi esercita nel procedimento. Non formuliamo giudizi anticipati, ma riteniamo necessario che ogni eventuale profilo di conflitto o di opportunità sia valutato formalmente. Non è accettabile che una questione di questa portata resti affidata a un percorso sul quale permangono interrogativi».
Le verifiche degli uffici: transazione, arbitrato o contenzioso
Nel corso della commissione, il direttore generale ha spiegato che il Comune si trova in una fase istruttoria riservata, necessaria anche a verificare la fondatezza delle somme richieste dalla curatela fallimentare.
L’avvocatura comunale ha confermato che non è stata ancora assunta alcuna posizione definitiva nel merito e che sono in corso verifiche documentali che coinvolgono tre uffici.
Soltanto al termine degli approfondimenti tecnici sarà sottoposta all’amministrazione una relazione sulle possibili opzioni. Le strade attualmente considerate sono la transazione, l’arbitrato e il contenzioso.
L’opposizione riconosce la necessità di un’istruttoria approfondita, ma contesta il ritardo con cui la questione sarebbe stata affrontata sul piano politico e istituzionale.
«Non siamo davanti a una vicenda comparsa all’improvviso con la diffida da 41 milioni. La documentazione e la corrispondenza erano in circolazione da mesi, vi erano già stati passaggi amministrativi nel 2025 e nel gennaio 2026. Eppure il Consiglio non è stato messo nelle condizioni di conoscere e discutere tempestivamente la questione, né è stata convocata una commissione Bilancio per affrontarla. Siamo arrivati alla Trasparenza all’ultimo momento utile, mentre la città ha diritto di sapere quale sia la posizione del Comune. Per questo chiediamo anche la convocazione di un consiglio comunale monotematico che consenta un confronto istituzionale completo».
Noi Moderati e la proposta di una soluzione conciliativa
In apertura del dibattito è intervenuto il consigliere Emiliano Licata, chiedendo di acquisire agli atti un documento di Noi Moderati.
Il gruppo ha richiamato una nota del luglio 2025 dell’allora assessore Franco Addonizio, nella quale veniva sollecitata una proposta transattiva per evitare l’attuale situazione. Noi Moderati ha inoltre ribadito la richiesta di nominare un responsabile unico del procedimento (RUP) entro i termini indicati e di avviare una fase conciliativa.
Nel documento il gruppo dichiara di dissociarsi da eventuali decisioni che non prevedano l’apertura di un percorso di conciliazione.
Per l’opposizione, questa presa di posizione confermerebbe le divisioni politiche che hanno accompagnato la vicenda.
«La posizione di Noi Moderati restituisce l’immagine di una maggioranza che su una questione tanto rilevante non è riuscita a definire una linea condivisa. Da un lato si invocava una soluzione transattiva, dall’altro gli uffici hanno prodotto valutazioni che collocavano il Comune in una posizione creditoria. Oggi gli stessi uffici sono chiamati a svolgere un’istruttoria complessa, dopo mesi di incertezza e senza che il Consiglio sia stato coinvolto. La politica non può limitarsi a chiedere agli uffici di risolvere una partita che richiede anche scelte e responsabilità politiche».
Le tre proposte di delibera mai approvate dalla giunta
Un altro elemento evidenziato dai gruppi di minoranza riguarda il percorso amministrativo seguito negli ultimi mesi e le differenti valutazioni emerse sulla posizione economica del Comune nei confronti di Latina Ambiente.
«Nel tavolo tecnico TIA si era inizialmente parlato di un debito del Comune nei confronti di Latina Ambiente di circa 29mila euro. Dopo ulteriori valutazioni la posizione si è ribaltata, arrivando a riconoscere un credito dell’ente nei confronti della società. Le tre proposte di delibera predisposte dai dirigenti, ma mai approvate dalla giunta», sottolinea l’opposizione, «indicavano tutte una posizione creditoria del Comune».
«La prima portava anche la firma dell’allora assessore di Noi Moderati Addonizio. Successivamente però la posizione del gruppo è cambiata, fino a prendere le distanze da quella linea, come testimoniano il ritiro della firma dell’assessore e la relazione dell’epoca allegata oggi agli atti dal consigliere Licata. La posizione degli uffici è invece rimasta coerente ed è stata ribadita anche nell’ultima delibera, datata gennaio 2026».
«Il punto, dunque, non è attribuire responsabilità agli uffici, ma capire perché atti predisposti dall’ente non siano mai arrivati all’approvazione della giunta e perché sia mancata una sintesi politica. È trascorso un anno senza decisioni e oggi le conseguenze di questo stallo sono sotto gli occhi di tutti», aggiungono i consiglieri.
Il fondo contenziosi e le valutazioni sul rischio economico
Nel corso della seduta, il dirigente alle Partecipate Diego Vicaro ha escluso che la richiesta della curatela possa determinare un rischio di dissesto per il Comune.
Secondo quanto riferito dal dirigente, l’ente dispone di circa 53 milioni di euro nel fondo contenziosi e, anche nell’ipotesi di riconoscimento dell’intera somma richiesta, resterebbero circa 12 milioni di euro accantonati.
Vicaro ha inoltre illustrato la possibile ricaduta economica di un eventuale ritorno della società in bonis, con una ripartizione delle somme tra i soci e una quota per il Comune stimata in circa 21 milioni di euro.
Si tratta di valutazioni riferite nel corso della commissione, mentre l’istruttoria sulla controversia risulta ancora aperta.
Il procedimento penale e la richiesta di un Consiglio comunale monotematico
L’opposizione chiede che le decisioni sulla controversia tengano conto anche del procedimento penale relativo al fallimento di Latina Ambiente, il cui dibattimento è fissato per il 9 dicembre.
«Riteniamo necessario che ogni decisione venga ponderata anche alla luce del quadro giudiziario e delle sue possibili implicazioni, senza anticipare conclusioni né assumere iniziative che possano avere ricadute non adeguatamente valutate».
I gruppi LBC, PD, M5S e Per Latina 2032 ribadiscono quindi la richiesta di una maggiore partecipazione degli organi consiliari alle valutazioni e alle decisioni che riguarderanno la controversia.
«La tutela dell’interesse pubblico deve venire prima di tutto. Ma per tutelare davvero il Comune servono atti chiari, valutazioni verificabili, una regia politica riconoscibile e il pieno coinvolgimento degli organi consiliari. Non basta dire che l’istruttoria è riservata. Bisogna garantire che, una volta conclusa, le scelte siano motivate, trasparenti e assunte da chi ne ha la responsabilità. La città ha diritto di sapere come si è arrivati a questa situazione e quale strada si intenda percorrere per uscirne».
«Chiediamo che ogni eventuale profilo di conflitto d’interesse», concludono i consiglieri, «venga chiarito formalmente e che l’amministrazione assicuri un percorso trasparente, con il coinvolgimento del Consiglio e delle commissioni competenti».




