Come riportato da diversi organi di stampa, quattro persone sono morte in uno scontro a fuoco avvenuto il 25 febbraio al largo di Corralillo, sulla costa nord di Cuba, dopo che un motoscafo registrato in Florida è stato intercettato dalla Guardia Costiera cubana a circa un miglio dalla riva.
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Secondo le autorità dell’Avana, l’imbarcazione – entrata illegalmente nelle acque territoriali – avrebbe aperto il fuoco contro le forze di frontiera, ferendo un comandante cubano. Nel conflitto a fuoco quattro presunti aggressori sono rimasti uccisi e sei feriti. Il ministero dell’Interno sostiene che a bordo vi fossero armi d’assalto, esplosivi artigianali ed equipaggiamento militare, e parla di un tentativo di infiltrazione con finalità terroristiche. Alcuni dei partecipanti, cubani residenti negli Stati Uniti, sarebbero stati arrestati.
Di tutt’altro tenore la versione americana. Un funzionario Usa, citato dal New York Times, ha affermato che si trattava di un’imbarcazione civile impegnata nell’evacuazione di familiari dall’isola e non collegata a Marina o Guardia Costiera statunitense. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che Washington sta verificando l’identità delle vittime e che reagirà dopo aver accertato i fatti.
L’episodio si inserisce in un clima già molto teso tra i due Paesi. Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha inasprito le pressioni su Cuba, riducendo le forniture energetiche e mantenendo dure sanzioni, mentre L’Avana denuncia un “blocco energetico” che starebbe aggravando la crisi economica e i blackout sull’isola. Resta ora da capire se l’incidente in mare segnerà un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Washington e il governo cubano.




