C’era una volta una promessa: era il novembre 2017 e Elon Musk saliva su un palco a presentare la nuova Tesla Roadster, chiedendo ai suoi fan più entusiasti di versare depositi da 50mila o 250mila dollari per prenotarla. L’avvio della produzione era fissato per il 2020. Poi il silenzio, i ritardi, le scuse. Ieri sera, nella sede di SpaceX, quella promessa ha finalmente preso forma — con nove anni di ritardo e con qualcosa che nessuno, nemmeno i più ottimisti, si aspettava davvero.
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La Tesla Roadster vola: non è una metafora. Durante il lancio-show davanti a una folla di appassionati, l’auto è salita su una rampa curva, si è staccata da terra grazie ai propulsori di SpaceX integrati nel telaio, ha saltato cinque veicoli parcheggiati, ha eseguito una piroetta in aria e ha atterrato in modo controllato. “Questo è il culmine dell’incredibile lavoro degli ingegneri di Tesla e SpaceX per creare qualcosa che non avete mai visto neanche nei film, qualcosa di meglio di un’auto di James Bond”, ha detto Musk sul palco.
La gamma si articola su tre varianti. La Rocket è il modello estremo, monoposto, capace di raggiungere quasi 100 km/h in meno di 0,59 secondi — un numero che appartiene più ai razzi che alle automobili. La Thrust, con propulsori posteriori, porta quel tempo a meno di 0,9 secondi. La Performance, a due posti, scatta da 0 a 100 in meno di 1,6 secondi e si avvale di un sistema di aspirazione nel sottoscocca per aumentare l’aderenza a terra. Tutte le varianti superano i 370 km/h di velocità massima, con un’autonomia dichiarata superiore ai 480 chilometri. Musk ha però detto che l’obiettivo finale è raggiungere la metà della velocità del suono. Non si sa ancora se stia scherzando.
“Davvero, sul serio”, ha detto Musk sorridendo quando qualcuno in platea ha ironizzato sui ritardi accumulati. Un mea culpa implicito e fulmineo, tipico del suo stile. I prezzi non sono stati comunicati, e la produzione è prevista per il 2028. I fortunati — o i pazienti — che hanno versato il deposito nel 2017 dovranno aspettare ancora un po’.
Dietro lo show c’è però una lettura più strategica. Secondo Gene Munster, managing partner di Deepwater Asset Management, la presentazione ha poco valore commerciale immediato ma manda un segnale preciso al mercato: Musk è determinato a fondere Tesla e SpaceX in un unico ecosistema tecnologico. Un’auto che vola grazie ai razzi dell’altra sua azienda non è solo un prodotto: è un manifesto.





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