Ambientato nel 1934, il romanzo di Maria Novella Berrini si inserisce in un’Europa inquieta, attraversata da tensioni politiche e sociali che, pur restando sullo sfondo, contribuiscono a dare profondità alla narrazione. Il protagonista di La torre tonda è Enrico, giovane rampollo di una famiglia nobile di Sorrento. La sua storia si apre con un evento traumatico e simbolico: la perdita della dimora di famiglia, “la torre tonda” per l’appunto, e la misteriosa scomparsa del fratello Andrea.
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Evento che lo costringe a scegliere la fuga come possibilità di rinascita: parte verso Barcellona con due amici, Oliver e Filippo, in un viaggio che ha i tratti classici del romanzo di formazione. Tuttavia, l’autrice evita la linearità prevedibile: una tempesta devia la rotta della nave e conduce i protagonisti a Tangeri, trasformando l’avventura commerciale in una storia di incontri, sopravvivenza e trasformazione. Uno degli elementi più riusciti del romanzo è la costruzione dei personaggi secondari, che non restano mai semplici comparse.
Per esempio, la contessa ebrea Rebecca Sonnino e i suoi figli, scoperti clandestini a bordo della nave, introducono una dimensione umana e storica più ampia. La loro presenza non è solo narrativa, ma simbolica: incarnano lo sradicamento, la precarietà e al tempo stesso la resilienza di chi è costretto a reinventarsi. A Tangeri, crocevia di culture e commerci, questi destini si intrecciano in modo credibile e mai artificioso. Qui Enrico avvia insieme agli due amici una produzione artigianale di oggetti in cuoio.
Poi la stessa contessa gli fa conoscere il console americano Cohen, che gli propone di diventare una spia in cambio di opportunità economiche. Lui accetta e questo fatto aggiunge tensione morale alla trama. Lui non è un eroe lineare, ma un giovane diviso tra ambizione, lealtà e nostalgia. Ed è proprio la nostalgia il filo rosso più potente dell’opera: Sorrento e “la torre tonda” non sono solo luoghi fisici, ma simboli di appartenenza, identità e perdita. Il richiamo delle origini si fa sempre più forte, fino a costringere Enrico al ritorno. Qui il romanzo cambia nuovamente ritmo, assumendo i toni del mistero: la scomparsa del fratello Andrea resta un nodo irrisolto.
E il rientro in patria diventa anche un confronto con il passato, con le colpe e con ciò che è stato lasciato incompiuto. La torre tonda è un romanzo che unisce avventura e introspezione, viaggio e ritorno, con una struttura solida e una buona tenuta narrativa. Non si limita a raccontare una storia, ma esplora il tema universale dell’identità: chi siamo quando perdiamo tutto ciò che ci definisce? Lo stile della Bettini è chiaro, scorrevole.
Roberto Campagna





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