Docenti universitari, ricercatori di enti di primo piano come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e insegnanti di istituti superiori figurano tra gli indagati nell’ultima inchiesta della Procura Europea sulla presunta gestione illecita di fondi comunitari destinati all’istruzione. L’indagine, avviata a Palermo circa tre anni fa, aveva preso le mosse dall’arresto di una dirigente scolastica di un istituto del quartiere Zen, accusata di irregolarità nella gestione della mensa e negli acquisti di dispositivi informatici. Secondo l’impostazione accusatoria, la preside avrebbe favorito una società fornitrice in cambio di utilità personali. La dirigente ha successivamente patteggiato. Le dichiarazioni rese da una dipendente della società coinvolta, Alessandra Conigliaro, hanno consentito agli inquirenti di ampliare il perimetro degli accertamenti. Per i magistrati, il caso iniziale non sarebbe stato isolato. Sono state richieste 16 misure cautelari e viene ipotizzata l’esistenza di un “sistema” attraverso il quale alcuni pubblici dipendenti avrebbero agevolato l’affidamento di forniture di beni e servizi a tre società: Informatica Commerciale S.p.A., R-Store S.p.A. e Databroker. In cambio, secondo l’accusa, sarebbero stati accumulati “tesoretti” utilizzati per acquisti personali, tra cui dispositivi elettronici.
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Tra gli indagati figurano, tra gli altri, Corrado Leone del Centro Nazionale delle Ricerche di Napoli e Portici; Luigi Cembalo e Roberto Freda dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; Luciano Airaghi, responsabile del centro di formazione dell’ITS Fondazione Minoprio; Carlo Palmieri, presidente dell’ITS Academy Napoli; ed Enrico Cafaro, docente dello stesso ateneo federiciano. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Al centro dell’inchiesta vi è la R-Store S.p.A., azienda con sede a Napoli e attiva nella fornitura di dispositivi digitali e servizi di formazione a scuole e università, che opera come Apple Premium Reseller. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società si sarebbe avvalsa di un team coordinato da Mario Piacenti, anch’egli indagato, incaricato di curare i rapporti con gli istituti e promuovere l’assegnazione di forniture. Un ruolo di rilievo, nell’impostazione accusatoria, viene attribuito anche all’amministratore delegato Giancarlo Fimiani, per il quale sono stati richiesti gli arresti domiciliari. Gli inquirenti ritengono che avrebbe sfruttato la propria rete di contatti per ottenere commesse, anche di importo significativo, tra cui quella relativa all’I.T.S. “Mia Moda Campania”.




