Il costo degli affitti per gli studenti universitari a Roma torna al centro del dibattito politico. Giovanni Barbera, membro della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista e segretario della Federazione di Roma, Castelli e Litoranea, interviene criticando le dichiarazioni della ministra dell’Università Anna Maria Bernini sui posti letto destinati agli studenti.
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«A Roma una stanza singola costa mediamente 615 euro al mese, mentre la ministra Anna Maria Bernini rivendica tra i risultati del governo anche 30mila posti letto che saranno consegnati soltanto entro la metà del 2027. Gli studenti, però, devono pagare l’affitto oggi. E negli annunci del ministero non possono dormire», afferma Barbera.
Secondo i dati citati dall’esponente di Rifondazione Comunista, riferiti a Immobiliare.it Insights, nell’agosto 2026 il canone medio richiesto per una stanza singola a Roma sarebbe stato di 615 euro al mese, con un aumento del 7% rispetto a un anno prima. Su dodici mesi, osserva Barbera, la spesa arriverebbe così a 7.380 euro, senza considerare bollette, alimentazione, trasporti e tasse universitarie.
Il dirigente del PRC richiama poi i numeri indicati dalla ministra Bernini sui posti letto aggiuntivi rispetto al 2022, sostenendo che una parte significativa risulterebbe ancora contrattualizzata ma non consegnata. Da qui la richiesta di chiarire anche il costo effettivo degli alloggi già disponibili.
«Finanziare con denaro pubblico studentati a tariffe inaccessibili alle famiglie popolari rischia di trasformare il diritto allo studio in un’altra occasione di profitto immobiliare», sostiene Barbera.
Nel mirino anche il rapporto tra costo degli affitti e redditi. Barbera richiama la soglia del 30% dello stipendio indicata dal sindaco Roberto Gualtieri come limite sostenibile per il costo della casa e osserva che, per pagare una stanza da 615 euro rispettando quel parametro, servirebbe un reddito mensile di circa 2.050 euro.
«Molti studenti uno stipendio non ce l’hanno affatto. Siamo al punto che, per potersi permettere di studiare, bisognerebbe prima guadagnare come un lavoratore ben retribuito», aggiunge.
Secondo Barbera, il governo dovrebbe investire maggiormente nelle residenze universitarie pubbliche e garantire canoni realmente accessibili, mentre il Campidoglio dovrebbe individuare immobili pubblici recuperabili e collaborare con Regione e università per aumentare l’offerta di alloggi studenteschi.
La richiesta rivolta alla ministra Bernini è quella di rendere pubblici, città per città, il numero dei posti letto effettivamente disponibili, i relativi costi e la quota accessibile agli studenti provenienti da famiglie meno abbienti. Al sindaco Gualtieri viene invece chiesto di indicare quali immobili e quali risorse il Comune intenda destinare concretamente all’emergenza abitativa studentesca.
«Roma non può ambire a essere una capitale universitaria europea e poi diventare una città in cui il diritto allo studio dipende dal conto corrente dei genitori. Gli studenti chiedono un posto dove vivere, non un posto nelle statistiche del ministero», conclude Barbera.




