Una misura tampone che, secondo Nazzareno Ranaldi di Per Latina 2032, non risolve i problemi strutturali dell’Ente sul fronte delle entrate e della riscossione. È la posizione espressa dal consigliere a proposito della deliberazione n. 103 relativa al Regolamento per la Definizione Agevolata delle entrate comunali.
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«Ci troviamo di fronte all’ennesima misura d’emergenza che prova a mettere una pezza al fallimento della gestione ordinaria delle entrate», afferma Ranaldi, che richiama i contenuti della relazione tecnica e del parere dei Revisori dei Conti. Secondo il consigliere, la delibera sarebbe rimasta ferma per tre mesi, dal 2 luglio al 24 settembre, prima di essere riscritta a ridosso dell’approvazione.
Ranaldi sottolinea inoltre il ruolo dell’articolo 17 del Regolamento, che prevede una rendicontazione periodica in Consiglio comunale sugli incassi effettivi e sull’impatto della misura sul bilancio. «Non nasce da un’improvvisa volontà di trasparenza della maggioranza, ma è una prescrizione vincolante pretesa dai Revisori dei Conti», sostiene.
Particolarmente critico, secondo l’esponente di Per Latina 2032, il quadro relativo all’IMU. Ranaldi parla di oltre 17 milioni di euro di crediti incagliati tra il 2021 e il 2025 e di una riscossione ordinaria dagli accertamenti pari al 6,45%, con la restante parte destinata al Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità.
«Il vero nodo che la Giunta deve chiarire è perché la riscossione ordinaria sia ferma ad appena il 6%», afferma. Ranaldi cita poi alcuni dati contenuti nella relazione tecnica: nel 2021, su oltre 5,1 milioni di crediti IMU residui, più di 4,8 milioni sarebbero bloccati in contenzioso e 4,5 milioni farebbero capo a un unico grande debitore. Nel 2023, su 1,8 milioni di crediti IMU, la quota prevalente riguarderebbe vertenze pendenti, con un singolo contribuente al centro di un debito da 1,7 milioni. Nel 2024 e 2025, aggiunge, si sommerebbero altri 9,6 milioni di euro di crediti accertati.
Da qui il timore che la Definizione Agevolata possa favorire soprattutto pochi grandi contenziosi invece di rappresentare un sostegno mirato alle famiglie e alle piccole attività in difficoltà.
Il consigliere interviene anche sul fronte TARI, sostenendo che l’evasione sarebbe ferma da anni al 35% su un PEF da 35 milioni di euro. Ranaldi richiama inoltre il dato, emerso in Aula, di circa 10mila residenti che non pagherebbero la tassa sui rifiuti, chiedendo perché non si riesca a incrociare in modo efficace le banche dati dell’anagrafe e dei tributi.
«Non si può parlare di efficienza se più di un terzo della città non paga, se il 25% della popolazione non ha ancora il servizio porta a porta e se l’azienda speciale ABC è lasciata senza un Piano Industriale da oltre tre anni», afferma.
Ranaldi allarga quindi il quadro alle altre entrate comunali, citando il settore della cartellonistica pubblicitaria, dove segnala un’evasione accertata dalla DOGRE per 4 milioni di euro, e la gestione dei passi carrabili, definita ancora priva di un censimento e di una regolazione adeguata.
«Senza un’azione di bonifica e senza far dialogare tra loro le banche dati comunali, qualsiasi sanatoria è destinata a fallire», sostiene.
Infine, il consigliere richiama il tema dell’equità fiscale. «È sacrosanto andare incontro a famiglie e piccoli imprenditori in reale difficoltà economica, ma bisogna distinguere rigorosamente lo stato di necessità dai grandi evasori», afferma Ranaldi, annunciando attenzione sul rispetto del monitoraggio quadrimestrale previsto dal Regolamento.
«La tutela dei cittadini virtuosi e la costruzione di una vera politica ordinaria delle entrate restano la nostra priorità», conclude.




