Riconoscere i segnali della violenza di genere, ascoltare le vittime e attivare tempestivamente una rete di protezione. Sono gli obiettivi al centro del corso Oltre il silenzio: il ruolo del medico nella prevenzione, diagnosi e gestione della violenza di genere, svoltosi a Latina il 17 ottobre con la partecipazione di professionisti sanitari, rappresentanti della Procura, delle Forze dell’Ordine, della ASL, del Comune e dei Centri Antiviolenza.
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L’iniziativa ha puntato a rafforzare la collaborazione tra il settore sanitario, quello giudiziario e i servizi di assistenza, individuando nella formula «Conoscere, riconoscere e fare» un metodo per affrontare il fenomeno nella pratica quotidiana.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dei medici nell’individuazione delle possibili situazioni di abuso. Lividi, lesioni, disturbi ricorrenti e cambiamenti nel comportamento possono rappresentare segnali da approfondire attraverso un ascolto attento e non giudicante. Il medico di medicina generale, grazie al rapporto continuativo con i pazienti, può svolgere una funzione importante, ma la formazione deve coinvolgere anche odontoiatri, ginecologi, pediatri, ortopedici, psichiatri e professionisti del Pronto Soccorso.
Il confronto ha evidenziato la necessità di percorsi condivisi tra strutture sanitarie, medicina legale, Procura, Forze dell’Ordine e Centri Antiviolenza, per evitare che le persone vittime di violenza debbano affrontare procedure frammentate e difficili da gestire.
Durante il corso è stato presentato anche il Centro per Uomini Autori di Violenza (CUAV), servizio rivolto agli uomini che intendono intraprendere un percorso di responsabilizzazione e cambiamento, con l’obiettivo di prevenire la reiterazione delle condotte violente.
La professoressa Raffaella Rinaldi, responsabile scientifica dell’iniziativa, ha approfondito gli aspetti medico-legali legati al riconoscimento delle lesioni e dei possibili segnali di abuso. Con la collaborazione del dottor Belardino Rossi, ha inoltre predisposto un Vademecum medico-legale, condiviso con i partecipanti come strumento pratico di consultazione per l’attività professionale.
Un contributo è arrivato anche dall’associazione Donna Lilith di Latina, coinvolta nella preparazione del corso e negli approfondimenti sulle modalità di ascolto e accoglienza delle vittime. La dottoressa Susanna Busco ha invece illustrato i servizi disponibili sul territorio e le procedure per attivare i percorsi di protezione.
L’obiettivo degli organizzatori è che la formazione non si esaurisca con il conseguimento dei crediti ECM, ma si traduca in interventi concreti negli studi medici e nelle strutture sanitarie. Una rete coordinata, capace di riconoscere tempestivamente i segnali di violenza e accompagnare le persone verso i servizi di tutela.






