Sostenere gli autotrasportatori e, allo stesso tempo, costruire alternative alla sola gomma per evitare che nuovi blocchi mettano in difficoltà la distribuzione delle merci. È la posizione espressa da Pietro Serbassi, segretario generale della FAST-Confsal, dopo le recenti proteste che hanno interessato strade e caselli del Sud e in vista del confronto al ministero delle Infrastrutture.
Leggi sullo stesso argomento
Bando RAEE 2026, oltre 4,2 milioni per potenziare la raccolta dei rifiuti elettronici
Incendio a Milano, anziana disabile muore nel suo appartamento: cinque feriti e palazzina evacuata
Abbigliamento contraffatto, sequestrati oltre 150mila articoli e macchinari: denunciata la titolare
Secondo Serbassi, le ragioni della protesta riguardano soprattutto il costo del gasolio e i tempi dei rimborsi. Il governo è intervenuto il 22 ottobre con un decreto che, secondo quanto riportato nella nota, aggiunge 105,2 milioni di euro al credito d’imposta sul gasolio per i mezzi pesanti e consente di sospendere i canoni di leasing fino al 31 marzo 2027.
Per FAST-Confsal si tratta però di misure che intervengono sui costi senza modificare in maniera strutturale il sistema con cui le merci arrivano a destinazione.
Le conseguenze dei recenti blocchi, sottolinea Serbassi, hanno mostrato la fragilità della catena logistica: Federdistribuzione avrebbe segnalato merce ferma nei centri distributivi, mentre diversi produttori agricoli avrebbero incontrato difficoltà nella consegna dei raccolti. Un blocco può infatti fermare sia la tratta lunga tra produttore e centro distributivo sia quella più breve tra i centri logistici e i punti vendita.
Tra gli strumenti da cui ripartire FAST-Confsal indica le Autostrade del mare, avviate con la legge 488 del 1999. Secondo il rapporto Censis presentato da RAM, società del ministero, i collegamenti settimanali sarebbero passati da 202 nel 2004 a 291 nel 2024.
Per migliorare il sistema, Serbassi individua tre priorità. La prima riguarda raccordi e orari affidabili: nave e treno possono risultare competitivi soltanto se l’intero percorso garantisce tempi e costi sostenibili. Su alcune rotte del Sud, secondo FAST-Confsal, ministero, porti, compagnie e associazioni dei vettori potrebbero definire standard di puntualità e rendere pubblici i risultati.
La seconda riguarda la stabilità degli incentivi. Il Sea Modal Shift, secondo i dati riportati nella nota, dispone di 12 milioni di euro per il periodo compreso tra il 6 dicembre 2025 e il 5 dicembre 2026, mentre la seconda annualità del Ferrobonus 2023-2026 sarebbe stata ridotta dal decreto-legge 133 del 2026. Per chi organizza servizi di trasporto, sottolinea il sindacato, è importante conoscere in anticipo entità e tempi delle agevolazioni.
La terza priorità è la mappatura delle dipendenze logistiche, per individuare le aree e i rifornimenti che dipendono da un solo collegamento stradale e verificare insieme agli operatori della gomma, del ferro e del mare quali alternative siano già praticabili e quali debbano essere potenziate.
Sul piano ambientale, Serbassi invita inoltre a leggere i dati con prudenza. Secondo i valori richiamati dell’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2018 un camion pesante emetteva mediamente 137 grammi di CO2 equivalente per tonnellata-chilometro, contro i 24 di un treno merci. Si tratta però di medie europee che non consentono di quantificare automaticamente il risparmio su ogni singolo percorso.
«Quale che sia l’esito del tavolo, resta la questione di fondo: sostenere chi trasporta e, insieme, preparare le alternative prima che servano, per non dover ricominciare da capo al prossimo fermo», conclude Pietro Serbassi.




