Il disallineamento tra la riapertura delle scuole e l’avvio del servizio di refezione scolastica torna al centro del dibattito ad Aprilia. A intervenire è Andrea Ragusa, attivista del Movimento 5 Stelle, che esprime vicinanza e solidarietà alle famiglie costrette, anche quest’anno, a fare i conti con diverse settimane senza mensa.
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«Sento il dovere di esprimere la mia totale vicinanza, comprensione e solidarietà alle tante famiglie apriliane che, puntuali come ogni anno a settembre, si ritrovano a fare i conti con un disallineamento inaccettabile tra la riapertura delle scuole e la partenza del servizio di refezione scolastica», afferma Ragusa.
Secondo l’esponente pentastellato, vedere la prima campanella suonare a metà settembre e dover attendere fino a ottobre per l’avvio della mensa significa scaricare sulle spalle dei genitori tre settimane di disagi organizzativi ed economici. «Parliamo di mamme e papà che lavorano e che sono costretti a fare salti mortali tra permessi lavorativi, ferie forzate, la disponibilità dei nonni o il ricorso a costose baby-sitter e doposcuola».
Ragusa respinge anche eventuali interpretazioni sulla richiesta delle famiglie: «Le famiglie non cercano affatto un ‘parcheggio’ per i propri figli. Si tratta di una reale e stringente necessità di conciliazione quotidiana e del legittimo diritto di usufruire di un servizio che, nel momento in cui viene offerto e istituito, deve poter essere pienamente operativo e fruibile fin dal primissimo giorno di scuola, non a scoppio ritardato».
Nel suo intervento, l’attivista del Movimento 5 Stelle attribuisce una parte delle responsabilità alle precedenti amministrazioni comunali, parlando di «anni di totale disinteresse» e di una programmazione scolastica che avrebbe lasciato irrisolti problemi ormai strutturali. Ragusa richiama anche l’attuale fase attraversata dal Comune di Aprilia, amministrato dalla Commissione Straordinaria dopo le note vicende giudiziarie.
«Pur comprendendo il gravoso impegno a cui è chiamata la Commissione Straordinaria per ripristinare legalità e trasparenza nella macchina amministrativa, dobbiamo purtroppo constatare che sui problemi concreti della quotidianità delle famiglie nulla è cambiato. Dalla gestione commissariale ci saremmo aspettati un segnale di discontinuità più deciso, capace di superare la semplice ordinaria amministrazione e di dare una risposta tempestiva a un bisogno primario come il tempo pieno scolastico».
I nodi indicati da Ragusa
Secondo l’analisi proposta da Ragusa, sono diversi i problemi strutturali che continuerebbero a impedire la partenza della refezione contestualmente all’apertura delle scuole. Il primo riguarda gli orari provvisori e i ritardi nel completamento degli organici scolastici: nelle prime settimane gli istituti comprensivi operano spesso con orario ridotto, in attesa delle nomine dei docenti, delle supplenze e delle assegnazioni del personale ATA. Senza l’organico completo, le scuole non attivano i rientri pomeridiani e quindi non danno il via libera alla ristorazione.
Un secondo problema viene individuato nelle finestre burocratiche per le iscrizioni e la presentazione dei modelli ISEE, spesso gestite a ridosso dell’inizio delle lezioni. Questo, secondo Ragusa, provoca un accumulo di pratiche per la determinazione delle fasce tariffarie e per l’elaborazione delle diete speciali legate ad allergie, intolleranze certificate o motivazioni etico-religiose.
Altro elemento riguarda la pianificazione contrattuale con l’azienda di ristorazione. I contratti di appalto e i capitolati prevedono tempi tecnici per la riattivazione dei centri di cottura, il richiamo e l’inquadramento del personale addetto ai refettori e l’approvvigionamento delle derrate sulla base del numero degli utenti iscritti. Senza elenchi definitivi disponibili per tempo, sostiene Ragusa, la macchina organizzativa non può essere avviata.
Infine vengono richiamate le verifiche amministrative e la gestione delle morosità, con gli uffici comunali impegnati nei controlli sui pagamenti pregressi e nell’aggiornamento delle piattaforme digitali per la ricarica e la prenotazione dei pasti, attività che secondo Ragusa risentirebbero di ritardi storici nella pianificazione informatica e contabile.
«La refezione scolastica non può continuare a essere considerata un servizio accessorio a domanda individuale: è un pilastro fondamentale del diritto allo studio, del tempo pieno e della conciliazione vita-lavoro per centinaia di famiglie lavoratrici», conclude Andrea Ragusa.


