Una nuova ondata di caldo estremo è già in formazione sull’Atlantico e potrebbe interessare nei prossimi giorni gran parte dell’Europa occidentale. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Europa, che ha convocato una riunione d’emergenza con la partecipazione di 41 Stati e della Commissione europea per fare il punto sulle misure di prevenzione e risposta.
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«Per questa settimana si prevedono temperature fino a 43 gradi in Portogallo e nel sud della Spagna. La Francia e i Paesi del Benelux si preparano ad affrontare un’altra impennata delle temperature, mentre alcune aree dell’Asia centrale stanno soffocando sotto un caldo che raggiunge i 40 gradi», ha dichiarato il direttore regionale dell’Oms Europa, Hans P. Kluge.
Secondo il responsabile dell’organizzazione, il confronto tra i Paesi europei ha confermato che il caldo estremo viene ormai considerato una vera emergenza di sanità pubblica e non più soltanto un fenomeno meteorologico. «L’incontro ha dimostrato chiaramente come i Paesi stiano affrontando il caldo estremo con la dovuta serietà. Le risposte hanno evidenziato sia progressi concreti sia lacune che non possiamo permetterci di ignorare», ha spiegato.
Nel corso della riunione, Kluge ha indicato l’Italia tra gli esempi più avanzati nella gestione delle ondate di calore. Il sistema italiano di sorveglianza della mortalità, attivo in 45 città, consente infatti di fornire dati quasi in tempo reale alle autorità sanitarie durante le fasi più critiche dell’emergenza.
Tra le buone pratiche illustrate figurano anche la Spagna, che ha rafforzato la comunicazione con i media sui rischi sanitari legati al caldo; l’Austria, che ha aggiornato il proprio piano nazionale introducendo nuove tutele per i lavoratori; il Belgio, dove è stata attivata la massima allerta per la seconda volta dal 2020; la Francia, che ha potenziato il coordinamento tra i diversi settori istituzionali, e la Macedonia del Nord, che ha coinvolto Croce Rossa e Mezzaluna Rossa per assistere le persone senza dimora.
L’Oms ricorda che un piano sanitario contro le ondate di calore collega i sistemi di allerta meteorologica alle risposte della sanità pubblica, prevedendo il potenziamento dei servizi sanitari, la protezione delle categorie più fragili e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.
Dalla riunione è emerso anche un cambiamento significativo nell’approccio dei governi europei: sempre più spesso ministeri della Salute, dell’Ambiente, urbanisti e organismi di protezione civile lavorano insieme per affrontare gli effetti delle temperature estreme.
«Questo coordinamento intergovernativo rappresenta uno dei cambiamenti più importanti emersi. Sebbene il processo sia ancora disomogeneo, è già in atto ed è il tipo di trasformazione che può rendere realmente efficace un piano sanitario contro il caldo», ha concluso Kluge.


