La notte tra il 5 e il 6 luglio resterà impressa nella memoria di Kiev. La Russia ha scatenato uno dei bombardamenti più devastanti degli ultimi mesi sulla capitale ucraina: 351 droni e 68 missili, di cui 29 balistici, tutti andati a segno. Nessuno abbattuto. Il bilancio finale è di 21 morti e oltre 60 feriti. Nella sola capitale i morti sono 15, con 56 feriti; altri 6 morti e 21 feriti si contano nella regione circostante.
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I quartieri di Podilskyi e Darnytskyi sono stati i più colpiti. Nel primo, un attacco missilistico ha distrutto parte di un edificio residenziale: 5 morti e oltre 30 feriti. Nel secondo, un razzo ha colpito un cortile tra le case, uccidendo 6 persone. Circa 30 palazzi sono stati gravemente danneggiati in tutta la città, con squadre di soccorso ancora al lavoro tra le macerie. A Vyshneve, nella regione, sono state evacuate oltre 500 persone per il rischio di una seconda esplosione.
Il dato militare più allarmante lo ha fornito il portavoce dell’aeronautica ucraina, il colonnello Yuriy Ignat: la difesa aerea non è riuscita ad intercettare nemmeno uno dei 29 missili balistici. La ragione è una grave carenza di missili Patriot PAC-2 e PAC-3, che la Russia sta deliberatamente sfruttando concentrandosi sugli attacchi balistici. Zelensky ha chiesto ai partner occidentali decisioni concrete al vertice Nato di Ankara su difesa anti-aerea. Von der Leyen ha ricordato che la settimana scorsa sono stati erogati i primi 4 miliardi di un prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina.
Sul fronte diplomatico, Trump dallo Studio Ovale ha dichiarato che Putin vuole fortemente chiudere il conflitto, e che ne parlerà ad Ankara. Il Cremlino ha confermato che i due presidenti si riparleranno a breve, dopo il bilaterale Trump-Zelensky di mercoledì. Il segretario Nato Rutte ha però avvertito: Putin è sempre più disperato, ma gli alleati devono continuare a sostenere Kiev. L’Ucraina ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.


