Un imprenditore cinese residente a Prato è finito agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico su ordine del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Prato, su richiesta della Procura locale. Le accuse sono pesanti: intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera clandestina. Le indagini, durate oltre un anno e condotte con circa cento giorni di monitoraggio costante dei siti produttivi, hanno portato alla luce un sistema di sfruttamento sistematico e ramificato. L’uomo, originario della provincia cinese dell’Hebei, operava attraverso prestanome in tre imprese individuali che producevano capi di abbigliamento su commissione di aziende di pronto moda a livello internazionale, tra cui alcuni brand italiani del settore moda. Un meccanismo studiato per renderlo invisibile agli occhi delle forze dell’ordine: durante un precedente controllo di polizia, l’utilizzo di prestanome e l’omertà dei dipendenti gli aveva già permesso di sfuggire all’arresto in flagranza.
Leggi sullo stesso argomento
Finestrino si rompe su un volo Ryanair: aereo rientra in emergenza, ferito un passeggero
Addio a Peppino Di Capri, una carriera lunga oltre sessant’anni
Violenza sessuale dei “trenta secondi” su una hostess, condannato l’ex sindacalista di Malpensa dopo due assoluzioni
Venti operai cinesi, per lo più irregolari e arrivati in Italia attraverso canali di immigrazione clandestina, erano impiegati in turni massacranti: fino a sedici ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna copertura previdenziale né assicurativa. Alloggiavano in due dormitori ricavati a poche decine di metri dalle fabbriche. In più occasioni venivano rinchiusi all’interno dei capannoni per impedire che se ne andassero, aumentarne la produttività e ostacolare eventuali interventi delle forze dell’ordine. Una condizione che, in caso di incendio, non avrebbe lasciato loro alcuno scampo. I salari, ricostruiti grazie all’analisi dei cosiddetti quaderni del cottimo, erano parametrati su pochi centesimi di euro per ogni capo prodotto, ben al di sotto dei minimi contrattuali. Una delle imprese è finita nel mirino dell’Agenzia delle Entrate per gravi irregolarità fiscali: omessa presentazione delle dichiarazioni IVA, mancato versamento di tributi e ritenute, e fatture per importi spropositati a fronte dell’assenza di dipendenti formalmente assunti.
Non è la prima volta che l’uomo finisce sotto indagine per reati analoghi: in passato aveva già patteggiato una condanna per fattispecie simili, procedimento che aveva avuto origine dalla denuncia di una lavoratrice cinese aggredita fisicamente per aver semplicemente chiesto di essere pagata. Anche questa volta sono state due lavoratrici a trovare il coraggio di chiedere aiuto, fornendo l’input che ha permesso agli inquirenti di ricostruire l’intero sistema criminale. Emessa la misura cautelare, l’indagato si era inizialmente reso irreperibile per alcuni giorni, per poi presentarsi spontaneamente all’autorità nella serata di ieri. Le indagini si sono avvalse del supporto del Gruppo Anti Sfruttamento dell’ASI Toscana Centro e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Prato.


