Oggi, 24 luglio, si è tenuta ad Asti l’udienza in rito abbreviato per la morte di Matilde Baldi, la ventenne travolta e uccisa sull’autostrada A33 Asti-Cuneo l’11 dicembre 2025. Il pubblico ministero Sara Paterno ha chiesto al giudice Matteo Bertelli Motta otto anni di reclusione per Franco Vacchina e cinque anni per Davide Bertello, i due uomini a bordo delle rispettive Porsche protagonisti della sfida di velocità costata la vita alla ragazza. Quella sera Matilde era in auto con la madre Elvia, dirette a casa a Montegrosso, quando la loro Fiat 500 fu violentemente tamponata dalla Porsche di Vacchina. Bertello riuscì ad evitare l’impatto con una manovra evasiva, ma proseguì la corsa senza fermarsi a prestare soccorso. Dagli accertamenti della polizia stradale è emerso che al momento dell’impatto la Porsche di Vacchina viaggiava a 212,39 chilometri orari, mentre l’utilitaria procedeva a circa 70. Matilde batté violentemente la testa e morì dopo cinque giorni di agonia all’ospedale di Alessandria. La madre rimase ferita ma sopravvisse.
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Vacchina risponde di omicidio stradale e gara clandestina, Bertello di omissione di soccorso e gara clandestina: dopo l’impatto si fermò, ma poi risalì in macchina e se ne andò senza chiamare i soccorsi, presentandosi spontaneamente alla polizia solo giorni dopo. Il quadro accusatorio è pesante anche sotto il profilo umano. Dal fascicolo del pm emergono i messaggi scambiati da Vacchina con amici e colleghi dopo la morte di Matilde: “Sono disintegrato, svuotato, morto dentro. I media e i social mi stanno denigrando e demolendo con una cattiveria inspiegabile“, scriveva, aggiungendo di voler “dimostrare la verità, esattamente il contrario di quello che dicono i giornali“. Messaggi che gli inquirenti leggono in tutt’altro modo. Vacchina, 64 anni, ha scelto il rito abbreviato. I familiari di Matilde e il suo fidanzato si sono costituiti parte civile. La sentenza è attesa nelle prossime settimane.


