È morto a 91 anni l’allenatore dello storico scudetto del Verona nella stagione 1984/85. Il calcio italiano piange la scomparsa di Osvaldo Bagnoli lasciando un ricordo indelebile tra gli appassionati e tra tutti coloro che hanno vissuto una delle imprese più straordinarie della storia della Serie A.
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Nato a Milano nel 1935, Bagnoli aveva iniziato la propria carriera nel calcio professionistico da calciatore, vestendo la maglia del Milan a metà degli anni Cinquanta nel ruolo di centrocampista. Nel corso della sua carriera da giocatore aveva indossato anche le maglie di Verona, Udinese, Catanzaro, Spal e Verbania, prima di concludere l’attività agonistica nel 1973. La vera consacrazione arrivò però in panchina. Dopo le prime esperienze alla guida di squadre come Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena, Bagnoli arrivò al Verona, dove avrebbe scritto la pagina più importante della sua carriera.
Nella stagione 1984/85 il suo Hellas compì un’autentica impresa, conquistando il primo e unico scudetto della storia del club gialloblù. Una squadra costruita con intelligenza, equilibrio e grande spirito di gruppo, capace di sorprendere le grandi del campionato grazie a un’organizzazione tattica impeccabile e a un gruppo di giocatori rimasto nella memoria collettiva. Quella formazione è diventata leggenda: da Claudio Garella tra i pali a Hans-Peter Briegel in mezzo al campo, passando per protagonisti come Giuseppe Galderisi e Mauro Di Gennaro, tutti guidati dalla filosofia semplice e concreta di Bagnoli.
Dopo Verona, il tecnico milanese allenò anche il Genoa e successivamente l’Inter, dove arrivò nella stagione 1992/93, prima di chiudere la carriera in panchina. Con la sua scomparsa se ne va uno degli ultimi rappresentanti di un calcio fatto di competenza, sobrietà e valori umani. Osvaldo Bagnoli non è stato soltanto l’allenatore di uno storico scudetto, ma il simbolo di un modo di intendere il calcio basato sul lavoro quotidiano, sulla valorizzazione dei giocatori e sulla forza del collettivo.


