Il comitato di specialisti riunito presso l’Ospedale Monaldi di Napoli ha espresso parere negativo sulla possibilità di sottoporre a un nuovo trapianto di cuore il bambino di due anni e mezzo ricoverato in terapia intensiva dallo scorso dicembre, dopo aver ricevuto un organo risultato gravemente danneggiato. Nella serata di ieri, 17 febbraio, si era reso disponibile un cuore compatibile. In mattinata l’Azienda dei Colli di Napoli aveva precisato che qualsiasi decisione sarebbe stata presa solo dopo la valutazione collegiale del team di esperti convocato per analizzare il caso.
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Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia e riportato sui media, uno dei medici avrebbe indicato una probabilità di riuscita dell’intervento pari a circa il 10%. Nonostante le possibilità ridotte, la madre del piccolo si sarebbe detta disponibile a procedere qualora i sanitari avessero optato per l’operazione.
IL CASO
La vicenda è al centro dell’attenzione da giorni, dopo che il precedente trapianto non aveva avuto esito positivo a causa delle condizioni dell’organo, arrivato in sala operatoria già compromesso. Gli inquirenti hanno ricostruito l’intero percorso del cuore, espiantato all’ospedale di Bolzano da un bambino di quattro anni residente in Val Venosta. Il trasporto, come riportato dal Fatto Quotidiano, era avvenuto in ambulanza fino all’elicottero diretto all’aeroporto di Verona, quindi con un volo verso Napoli.
Nel registro degli indagati risultano sei persone, tra cui due cardiochirurghi e le rispettive équipe coinvolte nelle fasi di espianto in Trentino e nel successivo impianto. Quando i medici si sono accorti che l’organo era danneggiato non era più possibile tornare indietro. Un cuore espiantato, infatti, ha un’autonomia di circa quattro ore prima di dover essere trapiantato nel ricevente. Il piccolo paziente soffre di miocardiopatia dilatativa dall’età di quattro mesi.
IL MAXICONSULTO
Per una valutazione approfondita, l’ospedale napoletano aveva convocato un pool multidisciplinare con specialisti provenienti dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e da centri di eccellenza di Padova, Bergamo e Torino. Insieme ai medici del Monaldi, secondo SKytg24, hanno analizzato le condizioni cliniche del bambino per verificare la possibilità di un secondo trapianto e l’eventuale efficacia di terapie alternative per gestire le patologie concomitanti.
Al termine del confronto, il comitato ha quindi espresso parere negativo all’intervento, ritenendo troppo elevati i rischi rispetto alle possibilità di successo. Restano ora aperti gli sviluppi clinici e quelli giudiziari legati alla vicenda.




