In Italia, il tumore al polmone è la seconda neoplasia più frequente negli uomini e la terza nelle donne. Ogni anno si registrano oltre 40.000 nuove diagnosi. Dal punto di vista clinico, si distinguono due tipi principali di tumore del polmone. Il tumore polmonare a piccole cellule rappresenta il 10-15 per cento dei casi. Il tumore polmonare non a piccole cellule costituisce circa l’85 per cento delle diagnosi.
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Lo studio dell’IRE si concentra proprio su quest’ultima forma e in particolare sulla terapia neoadiuvante, una strategia che prevede la somministrazione di trattamenti sistemici, come chemio e immunoterapia, prima dell’intervento chirurgico. L’obiettivo è ridurre la massa tumorale, eliminare le micrometastasi e stimolare una risposta immunitaria duratura.
L’uso di tecnologie di nuova generazione sta rivoluzionando la ricerca sul cancro. Tecniche come la trascrittomica spaziale e l’analisi a singola cellula consentono di osservare come le cellule tumorali e le cellule immunitarie si distribuiscono all’interno del tumore e di comprendere come interagiscono dopo la terapia neoadiuvante. Nel tumore del polmone non a piccole cellule in fase iniziale ma localmente avanzata, la terapia neoadiuvante con immunoterapia ha recentemente mostrato risultati promettenti, ma i meccanismi alla base della risposta efficace non erano ancora del tutto chiari.
“Dopo il trattamento neoadiuvante – spiega Paola Nisticò, Responsabile dell’Unità Immunologia e Immunoterapia dei Tumori IRE- abbiamo analizzato il tessuto tumorale con strumenti di altissima precisione ed è stata osservata una forte presenza di linfociti B e di strutture linfoidi terziarie, nel tessuto polmonare residuo. Tali strutture possiamo descriverle come vere e proprie fabbriche di risposta immunitaria all’interno del tumore, e sembra abbiano un ruolo centrale nel generare una risposta efficace e duratura, suggerendo un potenziale nuovo biomarcatore predittivo di efficacia terapeutica.”
“Il nostro studio – prosegue Nicla Porciello, ricercatrice IRE – dimostra, per la prima volta, come l’organizzazione locale dei linfociti B nel tumore possa contribuire alla produzione di anticorpi e alla memoria immunologica, aprendo nuove prospettive nell’ambito dell’oncologia di precisione.”
“All’Istituto Regina Elena – conclude Giovanni Blandino, Direttore Scientifico f.f. – il lavoro di un team multidisciplinare integrato e l’accesso a tecnologie diagnostiche avanzate rappresentano elementi fondamentali per affrontare il tumore del polmone con approcci sempre più efficaci. La stretta collaborazione tra immunologi, oncologi, chirurghi e patologi consente di tradurre rapidamente i risultati della ricerca in percorsi di cura innovativi per i pazienti.”



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