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Mondoreale > Blog > Speciali > ALPI-HROVATIN, 30 anni dall’omicidio dei due inviati che hanno avuto il coraggio di superare “quella linea rossa”
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ALPI-HROVATIN, 30 anni dall’omicidio dei due inviati che hanno avuto il coraggio di superare “quella linea rossa”

Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2024 22:08
Eleonora Paone Pubblicato 20 Marzo 2024
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Era una domenica come un’altra quella del 20 marzo 1994 fino alle 15.00 di quel pomeriggio quando le trasmissioni vennero interrotte per l’annuncio dell’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Mogadiscio, Somalia.

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Alpi e Hrovatin, inviati del TG3, si trovavano lì per seguire la missione Restore Hope Somalia, un lavoro brutalmente interrotto dall’assassinio della giornalista e dell’operatore mentre erano a bordo di un pick-up Toyota, poco dopo aver incontrato il sultano del Bosaso, Abdullah Moussa Bogored, ed essere venuti a conoscenza di informazioni riguardanti nello specifico le attività della Shifco, una società di pesca italo-somala a cui lo stato italiano aveva donato dei pescherecci, probabilmente utilizzati anche per il traffico illecito di armi e rifiuti.

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Oggi a distanza di trent’anni, nel giorno della loro scomparsa, l’Ordine nazionale dei giornalisti ha pensato organizzare un evento per ricordarli attraverso filmati e immagini del loro lavoro, le parole di coloro che li hanno conosciuti e di chi ha lottato affinché le luci non si spegnessero sulla vicenda ancora oggi non chiara.

“Ilaria era un’appassionata – così la ricorda l’amica e collega del TG3 Giovanna Botteri, ora corrispondente-responsabile degli uffici Rai nella sede di Parigi – Come tanti di noi, amava quello che faceva, pensava fosse giusto farloanche nel modo più rischioso e migliore possibile senza voler essere un eroe”

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Per Giovanna Botteri il giornalista non è un eroe ma una persona normale che fa il suo lavoro, il suo dovere, inseguendo una strada che alle volte incontra qualcosa di terribile come è successo ai suoi colleghi, come Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo a Mostar, Enzo Baldoni in Iraq, Andy Rocchelli in Ucraina e di Simone Camilli nella Striscia di Gaza.

Le parole di Botteri fanno riflettere su quale sia il ruolo del giornalista, un lavoro che ancora oggi porta un rischio: quello di perdere la vita. Un rischio che però per lei vale la pena di correre affinché ci si avvicini il più possibile a quella linea rossa. È una linea che sta lì, invisibile, ma fondamentale per poter raccontare quello che è il cuore della storia a coloro di cui si è gli occhi e le orecchie di chi ti legge o guarda in tv.  Una linea rossa che la Alpi, insieme a Hrovatin, aveva visto e superato e di cui volevano parlarci.

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“Continuate senza paura affinchè il ricordo di Ilaria resti vivo. Nel giornalismo gli strumenti cambiano ma l’anima è sempre quella” conclude l’intervento la Botteri.

È una storia, quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, fatta di depistaggi, arresti e scarcerazioni, false testimonianze e della quale la verità “non si è mai voluta trovare”, come sostiene Luciana Alpi, mamma di Ilaria. Sono però entrambi esempi di giornalisti, che, come dice Lucia Goracci, giornalista inviata per RaiNews24, sanno “abbassare il finestrino” ed entrare in contatto con le persone.

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