Un’ammissione di fallimento quella che si è realizzata l’altro ieri nel corso del question time. Un fallimento amministrativo, sicuramente programmatico e figlio, probabilmente, di una superficialità con la quale si è affrontata quella che all’inizio sembrava un’opportunità, ma che alla fine si è trasformata in un problema, con il risultato che l’ennesima opera incompiuta starà lì forse per anni. Parliamo del tensostatico di via Scopiccio e, più in generale, di quello che, insieme al percorso “benessere”, al tensostatico di via Roccagorga e allo stadio “Augusto Tasciotti” nelle idee degli amministratori di due consiliature sarebbe dovuto diventare un vero e proprio polo dello sport a Sezze.
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Tutte chiacchiere al vento, stando ai risultati che sono ormai sotto gli occhi di tutta la cittadinanza. Il tensostatico di via Roccagorga resta in piedi solo grazie all’impegno dell’associazione sportiva che lo gestisce, mentre il piazzale antistante è una vera e propria discarica a cielo aperto; lo stadio funziona per gli stessi motivi, perché c’è una società che ha interesse a tenerlo in condizioni decenti e perché per molti appassionati è l’unico posto dove correre all’aria aperta. Il percorso “benessere”? Dopo 3 anni di promesse e di frasi tipo “Mancano solo alcuni dettagli e tra qualche settimana sarà pronto e inaugurato”, in realtà è rimasto com’era 3 anni fa, con soltanto i coraggiosi che decidono di utilizzarlo. Ma il vero nodo è il tensostatico di via Scopiccio, il culmine del “polo dello sport” alle Fontane. Costato la bellezza di 271mila euro, manca di impianto elettrico, di pavimentazione, di rifiniture e degli spogliatoi. Inutilizzabile, in pratica. E la risposta dell’assessore ai Lavori Pubblici interrogato dal consigliere di Italia Viva, Giovanni Bernasconi, ha di nuovo lasciato tutti esterrefatti. Di Prospero, leggendo come sempre le risposte preparate dagli uffici comunali, ha candidamente ammesso il fallimento, provando a giustificare l’ingiustificabile sostenendo come la struttura potrebbe essere salvata da un ulteriore finanziamento (che chiaramente non verrà erogato, visto come è stato trattato il primo), dal ricorso ad un prestito (nel qual caso si potrebbe configurare il rischio di danno erariale) o nella bontà d’animo di un’associazione sportiva che lo potrebbe prendere in gestione, non prima di averlo completato chiaramente a sue spese. Un’altra macchia sulla città, con una struttura cavalcata come un fiore all’occhiello di un discorso più ampio che invece resterà sul groppone ancora a lungo, nella speranza che chi ha deciso di finanziare quell’opera un bel giorno non si svegli e chieda che vengano restituiti i soldi, altra scena già vista in ambito di opere pubbliche setine.






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