“Le piazze, i parchi, le strade, le abitazioni, i negozi e il traffico rappresentano lo specchio della città. Nel loro insieme riflettono l’identità, l’armonia, l’architettura, i colori e la qualità di vita. La nostra Sezze da molto tempo una città che ha girato le spalle alla sua naturale bellezza e al suo passato. Oggi è un centro senza alcuna identità, assuefatta alla crescente desolazione, al degrado, al caos e non è vivibile per nessuno sia per le donne, per i bambini che per gli anziani”. Sono queste le amare conclusioni che scaturiscono da un ragionamento di Vittorio Accapezzato, ex docente in pensione e voce critica del centrodestra a Sezze, che spiega in una nota come, a suo parere, la città dovrebbe ripartire aprendo verso la bellezza, elemento che, basta osservarla dall’esterno, sembra ormai essere stato perso:
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“La città – ha spiegato Accapezzato – è da tempo divenuta il simbolo dell’anarchia e della tolleranza. Non c’è bisogno di aggiungere altro. E’ una città che respinge il bello, che non cura l’ambiente e non è accogliente”. Nel dettaglio Accapezzato ha spiegato come Sezze rifiuti i turisti e scoraggi le mamme con i loro bimbi in carrozzina, gli anziani e chiunque voglia godere gli spazi pubblici sottratti dal parcheggio, dal traffico, dal rumore e dal costante abbandono di manutenzione: “Occorre richiamare gli attuali amministratori alle loro responsabilità affinché si interessino maggiormente alla tutela e valorizzazione del centro storico, delle sue periferie, dei suoi quartieri in nome di una città diffusa, una città solidale, apprezzata come luogo aperto, polivalente, in cui le piazze, giardini, il museo civico, la biblioteca, l’auditorium, negozi, il monumento ai caduti fanno da padrone”.
Solo liberandola dal caos e dal disordine che sembra imperare Sezze, sempre secondo Accapezzato, potrebbe risorgere: “La città diventi aperta verso la bellezza e da tutto ciò che il passato ha voluto tramandarci. Una cittadina che torni ad essere se stessa, un luogo della memoria della nostra identità e della nostra cultura. Una nuova Sezze – ha spiegato nella sua nota dell’ex professore setino – che sappia recuperare i luoghi di incontri e di condivisione, tra i quali piazze, strade, luoghi pubblici, monumenti e giardini con una nuova cultura del verde e quindi della bellezza. Lasciare le piazze e i beni pubblici in stato di abbandono atavico significa non aver rispetto e amore dei luoghi in cui si vive o si amministra”.






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