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Lettura: Secondo appuntamento con il salotto letterario condotto da Paola Orsini
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Mondoreale > Blog > Speciali > Secondo appuntamento con il salotto letterario condotto da Paola Orsini
Speciali

Secondo appuntamento con il salotto letterario condotto da Paola Orsini

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2015 17:33
Simone Di Giulio Pubblicato 11 Aprile 2015
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Laura Capone Editore ha inaugurato il 28 febbraio scorso come uno spazio per parlare di letteratura e della propria letteratura. Si tratta di un viaggio che si costruisce insieme tappa dopo tappa discutendo dei temi che dalla conversazione e dal confronto si rivelano come urgenti. Paola Orsini, scrittrice e poeta di Roccagorga è la referente e responsabile del salotto. Il salotto si svolge ogni secondo sabato del mese presso il centro Pianeta Minori di via Rasella ( adiacente Piazza Barberini di Roma alle ore 16,00 ed è a ingresso libero.
Come accennato già nel diario di bordo dell’incontro dello scorso 14 marzo 2015 nel prossimo incontro di sabato 11 aprile si lascerà spazio al secondo dei temi di cui si è sentita l’esigenza di discutere e riflettere ossia quello relativo alla presa di coscienza di un filo rosso che lega scritture differenti quando si tratta di società, disagio, crisi della società contemporanea in una frase del “male di vivere”. Ogni autore, che sia narratore o poeta, sente l’urgenza precipua di riflettere con la propria sensibilità sul mondo e sull’uomo e precisamente su “quelle cose” dell’uomo che ne scardinano l’essenza, nobile e sublime teoricamente, quando lo scrittore contempla il mondo che ha intorno e scopre il male, il dolore, il deserto come facce oscene appartenenti all’umana natura. E sono facce che come in un gioco di specchi rimandano una visione stonata, distorta, dolorosa anche di se stessi per il fatto di essere uomini. Lo scrittore sente il peso, la responsabilità di quello di cui gli uomini sono artefici e non può non affrontare il problema del male presente nella natura umana che ha una miriade di aspetti, di prospettive, di scorci. È un compito difficile, arduo ma è l’impegno sociale e politico che chi fa letteratura sente a spingere per una presa di posizione, a spingere ad esprimere una riflessione attraverso la propria scrittura. Ed è quasi sempre una scrittura che non si configura in modo lineare, è il linguaggio stesso, che sia poetico o narrativo, ad essere la prima spia di un disagio, di una crisi che poi ovviamente investe totalmente anche il contenuto. E diverse sono le reazioni da parte di chi scrive verso il contenuto che urge una risposta, una presa di posizione: il dire del male senza pietà alcuna per l’uomo che ne è artefice, la fuga verso il sogno in cui ci si rifugia perché invece il male presente nell’uomo resta comunque inaccettabile, la parola che viene svuotata del proprio significato perché diventa così allegoria sulla carta, visibile e tangibile, dell’assurdità della crisi e del disagio contemporanei, l’uso volutamente eccessivo di metafore che dicano di più, che rappresentino un oltre decisamente inesistente nella realtà oggettiva e letterale del presente. Questi alcune strategie che si possono osservare nel porsi di un autore verso il mondo contemporaneo e il problema del male. Un tema interessante di cui non si è potuto dire nel corso dello scorso incontro proprio perché il tema legato al rapporto tra editore ed opera inedita ha preso totalmente il centro della conversazione e della riflessione ed ha preteso per sé un tempo maggiore per l’interesse e per l’entusiasmo suscitati in tutti gli autori presenti.

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