La violenza sulle donne entra nell’Istituto Superiore Ramadù di Cisterna attraverso l’incontro “Cambiare la cultura per fermare la violenza sulle donne” promossa e organizzata dal Coordinamento Donne della SPI Cgil e sostenuta dall’Istituto Ramadù e dall’Amministrazione comunale. L’incontro si è svolto all’interno di una gremita palestra del plesso di via Einaudi ed è stato aperto con l’interpretazione del brano “Sally” di Vasco Rossi dalla voce di Alessia Guarino, studentessa dell’istituto e partecipante alle selezioni di X Factor. Quindi gli studenti Pietro Di Vuolo e Federico Parisella hanno letto il racconto “Il mostro” tratto dal libro “Ferita a morte” di Serena Dandini. Il dirigente scolastico Anna Totato ha brevemente introdotto l’iniziativa, che fa seguito all’incontro con la scrittrice Dacia Maraini, e che vuole far riflettere sulle tematiche legate alla differenza di genere. Il Sindaco Eleonora Della Penna ha ricordato come Cisterna sia stata purtroppo colpita da drammi contro le donne e come la comunità abbia dimostrato grande sensibilità verso questo fenomeno da contrastare. Ha colto anche l’occasione per ricordare come proprio in quella grande sala, nel ruolo di rappresentante di istituto, sia nata la sua passione per l’impegno pubblico che l’ha portata ad essere attualmente Sindaco e Presidente della Provincia. Erano presenti anche il segretario provinciale della SPI Cgil Raffaele Dettorre e la dottoressa Maria Grazia Delibato coordinatrice provinciale di Coordinamento Donne SPI Cgil. Relatore d’eccezione è stato il biologo Stefano Ciccone, presidente dell’associazione e rete nazionale “Maschile plurale” e autore del libro “Essere Maschi”. “Non si tratta di costruire un nuovo modello normativo – ha detto – ma un diverso modo possibile di essere uomini, una diversa potenzialità del corpo, della sensibilità e dell’esperienza maschile. Innanzitutto è importante conquistare l’idea di un’identità di genere plurale, fluida e aperta alla capacità di ognuna e ognuno di declinarla. Ma questo processo di cambiamento resta troppo spesso individuale, invisibile, oppure schiacciato nello schema della “femminilizzazione”. Non si tratta di scoprire il proprio lato femminile, ma un diverso modo possibile di essere uomini, una diversa potenzialità della sensibilità e dell’esperienza maschile. Oggi molti uomini tentano di inventare il proprio cambiamento, il proprio modo di essere padri, il proprio rapporto col lavoro, l’incontro con la sessualità”. Riferendosi alla violenza sulle donne ha sottolineato come la stragrande maggioranza dei casi di violenza avviene nelle famiglie, nelle coppie, nelle relazioni di lavoro, nei gruppi di amici. “Noi crediamo che questa violenza non sia un dato naturale ma riveli una miseria delle relazioni, delle forme della sessualità maschile dominante. Questa miseria non è un destino e tanto meno una radice naturale originaria da civilizzare. Il controllo e il dominio sui propri istinti, sulle proprie emozioni, sulle espressioni della corporeità è il modello su cui è edificata la virilità e la gerarchia tra i sessi. Da quando ci dicono di non piangere per dimostrare di non essere delle femminucce a quando ironizziamo sull’emotività femminile. Scoprire che tutto questo è il segno lasciato da una cultura basata sul controllo, sul dominio e la gerarchia tra i sessi è un modo non per colpevolizzare gli uomini ma, al contrario, per aprire uno spazio di cambiamento basato non sul volontarismo né sul senso di colpa, ma sul desiderio di libertà”. Ha concluso l’incontro la lettura della studentessa Sofia Gibbini del monologo “Abbiamo una vita sola non buttiamola via” di Luciana Littizzetto interpretato nello scorso Festival di Sanremo.


