Nella primavera del 1947 mia madre doveva compiere cinque anni. Nell’unica foto che ha di quel periodo è piccola, fragile, i vestiti poveri. Ma, per la mia famiglia, una sera di quella primavera fu una delle più belle di tutta la vita, di quelle che non si dimenticano. La mia bisnonna, Filomena Calazi, attendeva ogni giorno un miracolo: suo figlio era partito per la guerra sette anni prima e non aveva più dato notizie di se’. Il cuore dell’anziana madre era straziato e nonostante lavorasse incessantemente per la sopravvivenza propria, dei suoi figli e nipoti, era sempre piena di dolore. Mia mamma ricorda che pregava sempre il Santo Rosario e il suo sguardo si fissava verso la Crocetta, dove c’era la strada principale che unisce ancora oggi Sezze e Roccagorga, sognando il ritorno del figlio Tomassino. Un pomeriggio di primavera la figlia di Filomena, Luisetta, giovane sposa, saliva le coste di Sezze sul carretto tirato dai buoi; guidava il marito Eugenio, un “giovane fatto col pennello”. Il carretto era lento perché c’era la breccia e poteva avanzare soltanto lentamente… improvvisamente Luisetta, indicando un uomo che indossava una trasandata, lacera divisa da soldato e camminava un centinaio di passi in salita davanti a loro, disse al marito: <
tedeschi, ricordando loro che quelle donne li tenevano puliti, ricordava loro che i loro uomini e i loro figli grandi erano al fronte, lei stessa ne aveva tre al fronte! Non dovevano toccare nessuno: erano tutti figli suoi. In famiglia, ci siamo sempre chiesti e ce lo chiediamo tuttora, come e dove avesse potuto nascondere la damigiana del vino ai tedeschi!!! Diavola di una Filomena! Quella sera Tomassino, un tempo alto e bello, ora irriconoscibile per la fame e il freddo patito, con una malattia della pelle che si portò avanti per lungo tempo ancora, accolse l’abbraccio della mamma e di tutta la comunità di e di sezzesi tutti che accorrevano per salutarlo, festeggiarlo e per chiedere notizia di tanti giovani scomparsi… Trovò la sua damigiana di vino, vecchia ormai di sette anni, non ci poteva credere… Tutta la notte bevvero e mangiarono, raccontandosi emozioni e sentimenti, le lacrime lasciarono il posto al riso e alla speranza. Tomassino per lunghi mesi non riuscì a lavorare, era stremato, era tornato a casa a piedi, dopo anni di prigionia. Mia mamma ricorda che si lavava fuori di casa, a torso nudo anche quando faceva freddo. Si passava sul corpo acqua bollente e varechina. I bambini lo fissavano spaventati e lui diceva loro di non farlo mai: <
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