Un viaggio surreale tra colloqui di lavoro, videogiochi e aspettative sociali, per raccontare una generazione sospesa tra il desiderio di diventare adulta e la tentazione di rimandare ancora. Dal 5 all’8 novembre 2026 il TeatroBasilica di Roma ospita «Volevo solo dormire ancora un po’», spettacolo del Gruppo della Creta, diretto da Jacopo Cinque e interpretato da Matteo Baronchelli, Alessio Esposito e Shadi Romeo. Liberamente ispirata ad Alice nel Paese delle Meraviglie, la produzione trasforma l’immaginario della celebre storia in una riflessione contemporanea sul lavoro, sull’identità e sulle difficoltà dei trentenni di oggi.
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Al centro della vicenda c’è Matteo, un trentenne laureato il cui affitto viene ancora pagato dal padre. Una mattina di lunedì si risveglia in un ufficio delle risorse umane, dove incontra un Direttore con le orecchie da coniglio e una Signorina che attende da sempre una promozione. Da quel momento prende forma un percorso sempre più assurdo, nel quale il mondo del lavoro si sovrappone progressivamente a quello familiare, fino a rendere indistinguibili ruoli, aspettative e responsabilità.
Il colloquio di lavoro diventa un’adozione, l’assunzione si trasforma in una festa di compleanno e la carriera assume i contorni di un’eredità da consumare. Chi entra in questo sistema viene lentamente addomesticato, trasformato in coniglio e infine consumato. Matteo vorrebbe soltanto tornare a dormire, ma la sua immobilità, anziché proteggerlo, finisce per renderlo parte del meccanismo che lo imprigiona.
Lo spettacolo utilizza il linguaggio della commedia dell’assurdo, destinata però a scivolare verso un epilogo amaro e macabro. Attraverso riferimenti al mondo dei videogiochi e una dimensione narrativa sospesa tra analogico e digitale, il racconto affronta le contraddizioni di una generazione chiamata a costruire il proprio futuro seguendo modelli ereditati dal passato, spesso non più adatti alla realtà contemporanea.
Nelle sue note di regia, Jacopo Cinque descrive una condizione generazionale segnata dalla difficoltà di emanciparsi e dalla pressione a riprodurre percorsi già tracciati. Il passaggio all’età adulta, rappresentato simbolicamente dal colloquio di lavoro, diventa così un’esperienza insieme angosciante e paradossale, nella quale i giovani si ritrovano divisi tra la necessità di assumersi le proprie responsabilità e il desiderio di dormire ancora un po’.
La produzione porta la firma del Gruppo della Creta, con drammaturgia di Tommaso Emiliani, assistenza alla regia di Simone Guaragna, costumi di Giulia Barcaroli, musiche di Amedeo Monda, scene di Paola Castrignanò e luci di Matteo Ziglio. Lo spettacolo è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura.
Il Gruppo della Creta è una compagnia under 35 che dal 2019 affianca la direzione artistica del TeatroBasilica, contribuendo alla gestione dello spazio e alla progettazione delle sue attività. Nel corso degli anni la compagnia ha preso parte a esperienze teatrali con artisti come Roberto Herlitzka, nell’Enrico IV diretto da Antonio Calenda, e ha collaborato a produzioni come I Masnadieri di Michele Sinisi, sostenendo anche la nuova drammaturgia attraverso il progetto P.S. Prima Stesura.
Tra le produzioni originali del gruppo figurano Pluto o il dono della fine del mondo, Finzioni e Beati Voi. Nell’ambito della stagione «Minima», la compagnia presenta il debutto alla regia di Jacopo Cinque, accanto ad altri progetti come Radicchio e noci in caso di morte di Rebecca Righetti, vincitore del bando SIAE «Per chi crea», Barrilete cósmico. Maradona Pedagogista, realizzato in collaborazione con Christian Raimo, e la serie teatrale Nelle puntate precedenti, destinata a una tournée nazionale.
Quattro gli appuntamenti in programma al TeatroBasilica: giovedì 5 novembre alle ore 21:00, venerdì 6 novembre alle ore 21:00, sabato 7 novembre alle ore 19:30 e domenica 8 novembre alle ore 16:30. Con «Volevo solo dormire ancora un po’», il Gruppo della Creta propone una rilettura dell’universo di Alice che utilizza ironia, immaginazione e teatro dell’assurdo per interrogarsi sul significato di crescere nel mondo contemporaneo.




