Roma si è svegliata questa mattina, venerdì 30 ottobre, con picchetti davanti alle scuole e pre-cortei studenteschi partiti all’alba da diversi quartieri. La giornata di protesta dei giovani coincide con lo sciopero generale indetto dall’Usb, e le piazze si sono riempite di fumogeni, striscioni e bandiere della Palestina. «Blocchiamo tutto» è la promessa dei collettivi.
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I picchetti sono iniziati prima dell’apertura delle lezioni, dall’Enzo Rossi al Plinio Seniore, scuola già occupata, fino al Tullio Levi-Civita. Dal Righi gli studenti sono usciti in corteo trascinando un cassonetto lungo la strada. Da Pietralata a piazzale Ostiense, fino a Ostia, sono stati segnalati numerosi cortei, che in alcuni casi hanno bloccato il percorso dei bus e la viabilità. A piazzale Ostiense il pre-concentramento delle scuole di Roma sud ha lanciato un messaggio chiaro: «Non ci fa paura la vostra repressione, ogni scuola sarà una occupazione e ogni piazza sarà rivoluzione».
In zona Piramide, in testa al concentramento, sono stati srotolati striscioni con le scritte «Le monde est à nous» e «Strappiamogli il futuro, contro guerra, riarmo, carovita studenti e lavoratori». La piazza, presidiata dalle forze dell’ordine, ha ospitato cori contro la premier Giorgia Meloni. Una parte dei manifestanti ha intonato anche slogan dai toni violenti nei confronti del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con un coro che ne invocava esplicitamente la testa.
Il corteo studentesco principale è partito alle 9.30 dalla metro Colosseo, in direzione di piazza dei Cinquecento, il punto di ritrovo scelto dai sindacati di base. Gli studenti del Cavour e di molti altri licei romani lo hanno raggiunto lungo il percorso.
Si è mosso anche il mondo universitario. Da piazzale Aldo Moro è partito il corteo dalla Sapienza, con un centinaio tra studenti e alcuni docenti raccolti nella piattaforma «La conoscenza non marcia, per un’istruzione libera dalla militarizzazione». I professori hanno scritto una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana, chiedendo un intervento legislativo che vieti le collaborazioni tra istituzioni scolastiche e accademiche e il complesso militare-industriale. Dietro lo striscione «Generazione a testa alta, contro guerra e carovita, studenti e lavoratori uniti», i manifestanti hanno chiesto le dimissioni della premier Meloni e del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.




