È quasi tutto pronto per l’apertura di un nuovo supermercato della Società Romana della Grande Distribuzione in uno dei capannoni dell’ex Frigomarket Pacifico, in via Carrara. Sulla nuova attività interviene però la UilTuCS, che solleva due questioni: le condizioni contrattuali dei nuovi assunti e il futuro occupazionale degli ex dipendenti Frigomarket Pacifico.
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Secondo quanto riferito dal sindacato, il sito, espropriato dal Consorzio Industriale del Lazio e successivamente ceduto alla P&D Srl di Sermoneta, avrebbe dovuto ospitare un polo logistico e di trasporto. Oggi, invece, si prepara ad accogliere un’attività commerciale, mentre circa la metà degli ex lavoratori della Frigomarket Pacifico sarebbe rimasta senza occupazione dopo la cassa integrazione.
La UilTuCS sottolinea inoltre che molti ex dipendenti avrebbero recuperato dalla curatela fallimentare soltanto una parte delle somme spettanti per retribuzioni e competenze non corrisposte.
A preoccupare il sindacato sono anche le condizioni previste per i nuovi assunti. Addetti alla vendita, gastronomi e altre figure sarebbero stati inseriti tramite un’agenzia di somministrazione, prevalentemente con contratti part-time da 24 ore settimanali e con l’applicazione di un contratto che la UilTuCS definisce «pirata». Secondo le contestazioni sindacali, le retribuzioni sarebbero inferiori di circa 10mila euro annui rispetto al contratto collettivo nazionale di riferimento e non sarebbe prevista la quattordicesima mensilità.
«Salutiamo sempre con favore l’arrivo di nuove iniziative imprenditoriali», dichiara Gianfranco Cartisano, referente territoriale della UilTuCS. «Ma la nostra priorità resta la tutela dei lavoratori e dei loro diritti. Il piano industriale che avrebbe dovuto rilanciare il sito e creare occupazione non ha prodotto, per quanto ci risulta, neppure un posto di lavoro».
«Non possiamo accettare che, mentre tanti lavoratori sono ancora senza occupazione, una nuova attività riparta con condizioni contrattuali al ribasso», aggiunge Cartisano.
Per la UilTuCS, istituzioni ed enti coinvolti avrebbero dovuto porre maggiormente al centro la ricollocazione delle maestranze e la qualità dell’occupazione. «La reindustrializzazione non può ridursi al recupero di un immobile o all’apertura di un’attività commerciale. Deve creare occupazione stabile e tutelare la dignità dei lavoratori», sostiene il sindacato.
La posizione della UilTuCS è quindi quella di legare lo sviluppo del sito non soltanto alla nuova apertura, ma anche alla capacità di ricollocare chi ha perso il lavoro e garantire condizioni contrattuali e retributive adeguate ai nuovi assunti.




