Quasi cento persone hanno attraversato le strade del quartiere Gordiani fino al campo della squadra di Borgata Gordiani, dopo le minacce denunciate dalle calciatrici durante un allenamento nel parco Don Cadmo Biavati. Sull’iniziativa interviene Giovanni Barbera, segretario romano del Partito della Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale, presente alla mobilitazione. L’episodio denunciato dalla squadra, avvenuto il 14 settembre, ha visto il lancio di bottiglie e minacce rivolte alle giocatrici durante un allenamento serale. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
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«Ieri nel quartiere Gordiani quasi un centinaio di persone hanno attraversato le strade del quartiere fino al campo della squadra di Borgata Gordiani, dopo le gravissime minacce subite dalle calciatrici mentre si allenavano in un parco pubblico. È stata una risposta semplice ma importante: di fronte alla paura, le persone hanno scelto di tornare insieme nelle strade e negli spazi pubblici», dichiara Barbera.
Il rappresentante di Rifondazione Comunista richiama quanto denunciato dalle calciatrici: «Durante un allenamento serale nel parco Don Cadmo Biavati sono state lanciate bottiglie e pronunciate minacce, fino alla frase ‘se non ve ne andate vi spariamo’. Un episodio che pone contemporaneamente un problema di sicurezza, di violenza contro le donne e di libertà nell’utilizzo degli spazi pubblici». Una successiva iniziativa pubblica di solidarietà alla squadra, con passeggiata di quartiere e assemblea, era stata annunciata dalla stessa Borgata Gordiani. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
Barbera contesta quindi una lettura delle periferie esclusivamente incentrata su degrado e criminalità: «Nei quartieri popolari non ci sono soltanto degrado e criminalità: ci sono associazioni, sport popolare, volontariato, reti sociali e cittadini che ogni giorno tengono vivi territori spesso impoveriti di servizi e presidi pubblici».
Il tema della sicurezza
Secondo Barbera, la risposta non può essere affidata esclusivamente a misure di carattere repressivo. «Questo non significa rinunciare al controllo del territorio. Servono forze dell’ordine presenti, dotate di personale e mezzi adeguati e in condizione di intervenire rapidamente. Ma servono anche illuminazione, manutenzione, servizi sociali, scuole, sport, cultura e luoghi di aggregazione».
«La sicurezza è poter attraversare un parco la sera, allenarsi, incontrarsi e vivere una piazza senza paura. Ed è il diritto delle donne di utilizzare liberamente gli spazi pubblici senza essere intimidite o costrette ad andarsene», prosegue Barbera, che indica nella mobilitazione del quartiere una risposta alternativa alla richiesta di maggiore militarizzazione delle periferie.
«Ieri a Gordiani la risposta è arrivata dal quartiere: non abbandonare quegli spazi alla paura, ma tornarci insieme. La sicurezza non si costruisce soltanto dall’alto. Si costruisce anche dal basso, rafforzando le comunità e impedendo che paura e degrado svuotino gli spazi pubblici», conclude il segretario romano di Rifondazione Comunista.


