Condizioni di vita definite «disumane», sovraffollamento e 46 suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. È l’allarme lanciato dalla Camera Penale di Roma alla vigilia dell’iniziativa dell’Unione delle Camere Penali Italiane “Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte”, in programma il 19 settembre a Firenze. Durante un incontro con la stampa a piazzale Clodio, il presidente della Camera Penale di Roma Giuseppe Belcastro ha utilizzato un paragone particolarmente duro per descrivere la situazione nel carcere romano di Regina Coeli: «Il mio cane vive 50 volte meglio di un detenuto a Regina Coeli.
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Lui prende i croccantini quando vuole, viene assistito se malato, beve l’acqua e può andare a passeggiare se ne ha bisogno». Nelle scorse settimane una delegazione dell’Osservatorio carceri della Camera Penale di Roma ha visitato Regina Coeli. L’avvocata Maria Brucale ha denunciato le condizioni riscontrate all’interno dell’istituto: «Le condizioni del penitenziario sono disumane. I detenuti non hanno frigoriferi, i bagni sono attaccati alle cucine. In questa estate di caldo torrido, nel reparto per l’assistenza psichiatrica, ci sono finestre coperte da lastre di plexiglas e le temperature erano inumane». Brucale ha inoltre riferito delle difficoltà vissute quotidianamente dalle persone detenute, comprese quelle ospitate nelle cosiddette celle “pulite”, dove sarebbe necessario chiedere l’acqua agli agenti della Polizia penitenziaria attraverso le feritoie. Criticità vengono segnalate dai penalisti anche a Rebibbia, dove sarebbero stati riscontrati casi di scabbia e presenza di topi.
«La questione della salute dietro le sbarre riguarda anche il settore minorile e i CPR. Questi ultimi poi sono luoghi dove non ci fanno neanche entrare per vedere come sta chi è ospite lì», ha dichiarato l’avvocato Francesco Bianchi. Belcastro ha ricordato anche le interlocuzioni avute con il Ministero e la situazione del Tribunale di sorveglianza di Roma, sostenendo che la risposta ricevuta sarebbe stata una riduzione della pianta organica di otto unità. Per il presidente della Camera Penale romana, quanto sta accadendo negli istituti penitenziari investe direttamente «la tenuta dello Stato di diritto, il rispetto dei principi costituzionali e la qualità stessa della nostra democrazia».
Il problema riguarda l’intero sistema penitenziario nazionale: secondo i dati richiamati dall’associazione Antigone, i detenuti sono 64.709 a fronte di una capienza ordinaria indicata in circa 51.183 posti. Al centro della mobilitazione dei penalisti ci sono anche le morti in carcere, con 46 suicidi segnalati dall’inizio del 2026. Dal 23 al 29 settembre è inoltre prevista l’astensione dalle udienze degli avvocati penalisti, nell’ambito delle iniziative promosse per richiamare l’attenzione sulle condizioni degli istituti e sull’esecuzione penale.


