Il Tribunale civile di Vicenza ha respinto la richiesta di risarcimento presentata dai genitori di Michele Merlo, il giovane cantante morto il 6 giugno 2021 a causa di una leucemia fulminante. Domenico e Katia Merlo annunciano ora di stare valutando, insieme ai propri legali, la possibilità di ricorrere in appello.
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Secondo quanto riferito dalla famiglia, la sentenza ha riconosciuto una condotta negligente da parte del medico di medicina generale, ma ha rigettato la richiesta risarcitoria sulla base delle conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio relative alle possibilità di sopravvivenza del giovane in caso di una diagnosi tempestiva.
In particolare, secondo quanto riportato nel dispositivo della sentenza e riferito dai genitori, anche qualora il medico avesse richiesto con urgenza gli esami necessari, la terapia per la leucemia mieloide acuta sarebbe iniziata in una fase nella quale le probabilità di riuscita sarebbero risultate limitate.
«È difficile accettare che, nonostante l’appurata negligenza del medico di base di Michele, il valore della vita di nostro figlio sia valutato in percentuali e in probabilità – commentano i genitori di Merlo, Domenico e Katia –. Come se anche solo l’1% di probabilità di sopravvivenza non fosse abbastanza per provarci».
I genitori contestano in particolare le conseguenze attribuite alla valutazione delle possibilità di sopravvivenza: «Riconoscere la negligenza del dott. Vitaliano ma rigettare la richiesta di risarcimento perché, anche se avesse fatto bene il suo lavoro, le probabilità di sopravvivenza a 6 mesi sarebbero state “solo” del 30% significa togliere valore alla vita umana, trattare le persone semplicemente come numeri e non tenere minimamente conto di cosa avrebbe potuto significare per noi genitori passare anche un solo giorno in più con nostro figlio».
«In questa vicenda – continuano Domenico e Katia Merlo – hanno perso tutti: ha perso la sanità pubblica e ha perso la giustizia. Ma chi ha perso più di tutti siamo noi, e non è una questione di soldi, perché perdere un figlio fa male e non c’è somma in denaro che possa mitigare questo dolore, ma assistere all’intero sistema che riconosce l’errore ma non lo punisce perché considera la vita di tuo figlio una mera probabilità è un altro tipo di dolore, è gettare sale su una ferita che non si rimarginerà mai».
La vicenda potrebbe quindi proseguire davanti alla giustizia civile. «Insieme ai nostri avvocati stiamo valutando – concludono i genitori di Michele – la possibilità di ricorrere in appello per ottenere quella giustizia che aspettiamo ormai da 5 anni. Lo dobbiamo a Michele e a quanti gli hanno voluto bene e non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno in questa lunga battaglia».




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