Nel saggio postumo “I ragazzi di via Cervantes. L’Unità e il Pci tra Napoli e Mosca”, pubblicato da Arcadia Edizioni, il giornalista Rocco Di Blasi ripercorre due decenni di politica italiana caratterizzati da eventi memorabili e drammatici. A quei tempi, alla fine degli anni Settanta, lui guidava la redazione del quotidiano “l’Unità” e il Partito comunista governava Napoli, mentre a livello nazionale e internazionale si consumavano passaggi storici cruciali.
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Questi in particolare gli eventi descritti dall’autore: “La rottura con l’Est”: le crescenti tensioni di Enrico Berlinguer, segretario nazionale del Pci, con Mosca e la storica dichiarazio-ne sull’esaurimento della “spinta propulsiva” della Rivoluzione d’ottobre; “La ferita del Sud”: il devastante terremoto dell’Irpinia del 1980 e il celebre grido di rabbia e denuncia del Presidente della Repubblica Sandro Pertini contro i ritardi dei soccorsi; “Il caso Ciro Cirillo”: il rapimento dell’esponente democristiano da parte delle Brigate Rosse, i misteri della trattativa e il terremoto interno al quotidiano “l’Unità”, che portò alle dimissioni della direzione e al licenziamento della giornalista Marina Maresca.
Sullo sfondo, la sfida quotidiana di una redazione e di un giornale di partito che lottava strenuamente per mantenere la propria auto-nomia intellettuale, con l’orgoglio di “non voler essere la Pravda” di nessuno. Da ricordare che Rocco Di Blasi (1949-2021), salernitano, è stato una firma storica del giornalismo italiano. Per anni inviato e responsabile delle redazioni di Napoli e Bologna de “l’Unità”, ha successivamente dedicato il suo impegno all’informazione a tutela dei cittadini, guidando il settimanale “il Salvagente”.
L’introduzione del saggio è stata curata dal figlio, Edouardo, che scrive: “Quello che sorprende è l’età. Nel 1975, Rocco, 27 anni, due figli tra cui lo scrivente, e già una carriera politica nella federazione del PCI di Salerno, varca il portone di via Cervantes 55 a Napoli per andare a dirigere la cronaca napoletana dell’Unità. Esperienze pregresse: consigliere comunale, ovviamente di opposizione, nella democristiana Pagani (SA), laurea in filosofia e successivo impiego all’IBM di Glasgow non più rinnovato per il richiamo della politica, che all’epoca, molto più di ora, era una cosa concreta fatta di molte riunioni, molti scontri, innumerevoli tentativi, non sempre frustrati, di risolvere i problemi concreti delle masse.
Problemi che al Sud erano il lavoro, le sue condizioni precarie e la sua assenza, la camorra, la casa, l’occupazione degli spazi della vita civile da parte soprattutto degli studenti che in quegli anni, in tutto il mondo e non solo in Campania, erano entrati con una certa vivacità sulla scena politica. Tutto questo accadeva mentre il “partitone” era anche impegnato con le classiche liti per il potere interno, che condussero appun-to Rocco, troppo leale e “ingenuo” per quell’agone, a essere spostato, a 27 anni, in un luogo politico più confacente: la guida della redazione dell’Unità di Napoli”. Il figlio ha seguito le orme paterne lavorando per “La Città” e “l’Unità”. Attualmente è giornalista presso “Il Fatto Quotidiano”.
Roberto Campagna



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